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CHI ABBANDONA UN CANE
LO CONDANNA



CHI ABBANDONA UN CANE LO CONDANNA (Clicca sulla barra per leggere o chiudere)


Campagna2011

L'abbandono è una piaga per gli animali e una piaga per l'uomo.

Ogni anno, più si avvicina l'estate e più cresce il tam tam di appelli a non abbandonare gli animali, i cani in primis. Eppure ogni anno, finita l'estate si fa la conta di tutti quegli animali che sono effettivamente stati lasciati in balia di se stessi; e se prima si contavano solo gatti e molti cani, oggi le cronache ci parlano anche di pitoni, tartarughe, furetti e conigli. Tutti animali che vengono raccolti sotto la categoria di "pets", animali d'affezione; ma la nostra specie, tanto evoluta, o almeno una parte di questa, sembra capace di amare "a tempo", con il caldo e la voglia di viaggiare ci si dimentica degli animali che ci stanno vicini, che condividono le nostre case.

La nostra specie è unica davvero nel panorama naturale, nel regno animale siamo l'unici dotati di una morale (o almeno così ci viene detto) eppure quando si tratta di prendersi cura fino in fondo di qualcuno, spesso facciamo cilecca…


Lucrezia

Lucrezia

Abbandonare un animale è una cosa ignobile; abbandonarlo pensando che tanto ce la farà da solo perché è nato per stare libero, lo è ancora di più. Pensiamo al cane ad esempio: un cane abbandonato è un cane morto, non può sopravvivere nella "natura" perché non è stato creato per questo o perché da troppo tempo non lo fa più. Molte delle razze che, ad oggi fanno parte del panorama cinofilo, non esisterebbero senza la mano dell'uomo, noi le abbiamo create per nostro uso e consumo, per la caccia, per la compagnia, per la difesa. I cani si sono assoggettati talmente tanto alla mano umana che senza le cure della nostra specie non sono più capaci di trovare cibo, di farsi una tana…un gatto si può inselvatichire nuovamente, un cane no.

Un cane è parte della rete sociale nella quale vive e questa è rappresentata in prevalenza da noi umani; è fatta di gerarchie ma anche di intimità ed affetto senza i quali, nella migliore delle ipotesi, passerà la sua esistenza in un canile, aspettando però sempre il ritorno del suo padrone.

L'abbandono provoca nel cane un trauma immenso, che ha ripercussioni psicologiche pesantissime che possono perdurare per tutta la vita; i cani abbandonati sono cani sconfitti, abbattuti psicologicamente, alle volte depressi; sono creature che hanno provato cos'è il rifiuto, la frustrazione di non essere più amate. L'uomo che trova il coraggio di abbandonare il suo compagno di vita credo possa davvero essere capace di tutto, non solo perché senza una morale, visto tutto quello che si fa oggi contro questa piaga, ma anche perché incapace di compassione e di impegno.


Fritz

Fritz

Parlo di piaga perché spesso la gente pensa che l'abbandono sia un atto fine a se stesso, ma non è così. L'abbandono provoca una catena che si può ripercuotere anche sull'uomo stesso e gli scorsi mesi di cronaca lo possono dimostrare. I cani che in branco mordono fino ad uccidere, sono cani abbandonati che sopravvivono ai margini della nostra società, ma non per loro scelta, bensì per colpa nostra.

L'abbandono è una piaga sociale perché diventa un pericolo, ma non sono i cani i veri pericolosi astanti della storia, bensì la mano che fino a ieri li ha nutriti e che oggi li rifiuta. L'abbandono è una piaga sociale, di quelle società che non sono ancora sviluppate, emancipate, dove c'è ancora troppa ignoranza, dove si guarda all'animale come ad un oggetto per il proprio uso e non come ad una creatura portatrice di sentimenti. L'abbandono è una violenza perché perpetrata ai danni di un essere incapace di difendersi. L'abbandono è un reato punito dalla legge… punito troppo poco se ancora se ne parla. L'abbandono del nostro cane è l'abbandono di una parte di noi stessi, quella migliore, quella che ama, quella che rispetta.

(da "Il Vomerese", Luglio 2009)
Fonte: www.psicologiacanina.it/nuoviarticoli/main8abbandono.html


Ombra

Ombra


Abbandono degli animali: il perchè di un gesto assurdo
(29/08/2011)

Ogni anno, a fine estate, il bollettino degli animali abbandonati conferma la triste realtà di un fenomeno che non cessa di verificarsi. Al di là di inciviltà e disaffezione, quali sono i motivi che spingono all'abbandono degli animali? Sono più di 80.000 gli animali che ogni anno vengono abbandonati in seguito alle vacanze estive. Perchè, malgrado gli appelli delle associazioni, questo fenomeno incivile continua a verificarsi?

Anche se non si possono stabilire tutte le ragioni che inducono i padroni e i “genitori di animali” a compiere gesti così atroci, proviamo a inidividuarne qualcuna. Certo, in alcuni casi può trattarsi di persone ammalate o molte anziane che in qualche modo sono costrette a rivolgersi all’ENPA (Ente Protezione Animali) per dare i loro cani o gatti o canarini in affidamento. In questi casi è l’impotenza del padrone che induce ad abbandonare per strada gli animali, confidando nella disponibilità della gente a raccogliere cani - e più raramente gatti - a patto che appaiano gradevoli. Meno fortunati sono gli animali molto grandi e poco gradevoli che magari appaiono malati o soltanto sporchi.

Quel che ci sembra avvilente e disumano, oltre che incivile, si evidenzia quando l’abbandono non implica una necessità e quindi origina solo dalla scomodità di prendersi cura o di scegliere vacanze adeguate che implichino per esempio il cane come parte della famiglia. Ad un certo punto il padrone smette di essere amorevole per trasformarsi in un individuo meschino che improvvisamente fa scendere dall’auto il proprio cane, magari in un posto di campagna, e scappa velocemente senza guardarsi indietro.


Rino

Rino

Ma l'abbandono degli animali non induce un senso di colpa nei padroni non più amorevoli? Secondo Roberto Pani, docente di Psicologia Clinica all'Università di Bologna non è il senso di colpa il punto centrale della questione. "Penso che alcune di queste persone abbia un’immagine di se stessi che riecheggia in loro un senso di indegnità.

Qualche ragione ha creato in loro un senso di vuotezza, di squallore, di inconsistenza ecc. Forse non sono stati visti e considerati adeguatamente, non hanno sentito lo spessore della propria identità, si sono sempre percepiti anonimi. Pertanto la colpa che deriva dall’abbandonare un animale domestico al quale ci si è affezionati è superata dal bisogno inconscio di negare gli affetti, i sentimenti e le emozioni, perchè è questo che si sono detti per tanto tempo".

Gli affetti, per queste persone, sono segno di debolezza e di dipendenza. Siccome gli animali domestici evocano fortemente affetti ed emozioni (che hanno in particolare l'accezione della tenerezza), abbandonandoli, oltre che per le ragioni contingenti di scomodità nel tenerli, fanno trionfare in se stessi l’indifferenza e la superiorità nell’apparente dominio delle emozioni e degli affetti.


Bipper

Bipper

È come se dicessero inconsciamente - prosegue Pani: "Io non sono debole o dipendente, ma sono capace di abbandonare il mio cane e quindi di esorcizzare l’angoscia del contare poco; se sono stato poco visibile o poco considerato a suo tempo, se mi sento una persona da poco… ecco ora che dimostro a me stesso che posso farcela lo stesso… il cane è sempre un cane, se non sopravvive pazienza”.

A queste riflessioni di natura psicologica, concorre un certo retaggio storico. Non dimentichiamo infatti che fino a 60 anni fa, in Italia la gente di campagna sopprimeva animali domestici quando si riproducevano in eccesso. Questa è la cultura storica dalla quale proveniamo, anche se oggi fortunatamente sappiamo ascoltare un po’ meglio i nostri sentimenti per gli animali. L'evoluzione fortunatamente è anche questo.

Fonte: www.donnamoderna.com/salute/abbandono-degli-animali

I cani nelle foto sono (o sono stati) ospiti dei canili:
- di Marzabotto (BO) - www.unanimaleperamico.it
- di Sasso Marconi (BO) - www.assilvagabondo.it




NUCLEARE:
quello che i cittadini non devono sapere

Nucleare

NUCLEARE (Clicca sulla barra per leggere o chiudere)

Anche la Francia, da noi spesso additata come esempio di “nucleare di successo”, ha i suoi “peccati nucleari”. Quelle cose che i francesi non devono assolutamente sapere.

L’IRSN (Istituto di radioprotezione e di Sicurezza Nucleare), ente francese il cui folgorante motto è “l’unica ambizione dell’IRSN è portare avanti la causa della sicurezza nucleare”, fornisce dati sulla contaminazione radioattiva in generale, e in particolare sui rilievi radiologici aerei (la quantità di polveri radioattive presenti nell’aria).

Fornisce dati, dicevo, ma non tutti i dati. La scrematura tra ciò che l’Istituto conosce e ciò che pubblica è ampia. Soprattutto, l’ente non è obbligato a pubblicare tutti i dati, nemmeno su richiesta dei cittadini.
Come fare allora ad accedere ai dati rilevati (soprattutto dopo che i recenti incendi in Russia hanno risollevato le polveri radioattive del disastro di Chernobyl e dei test atomici riportandole nell’aria anche in Europa)?

Non resta che appellarsi al tribunale, per ottenere che il giudice - magari sulla base del diritto del cittadino ad essere informato - costringa l’IRSN a pubblicare i dati. Ovvero: ci si appella al tribunale per ottenere che il giudice nomini un esperto che abbia accesso ai dati dell’IRSN.
È quello che ha tentato di fare l’AIPRI (Associazione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Ionizzanti), nella persona del Presidente, Paolo Scampa, tramite l’avvocato Emmanuel Ludot, presso il Tribunale Amministrativo di Parigi. Il quale - giudice Sylvia Mille - ha respinto la richiesta (pare che ciò avvenga sistematicamente, senza eccezioni), per il seguente motivo: non vi sono in atto controversie legali nell’ambito delle quali tali informazioni potrebbero giovare al procedimento (sentenza del 16 agosto 2010, n° 1015026/11-7, allegata - in lingua francese). Cioè: non perché sia vietato dalla legge; non perché non sia opportuno; e nemmeno per difetto di competenza. Ma poiché non c’è nessuna causa in corso sull’argomento, i dati “non servono”.


Sentenza

Clicca qui per scaricare la sentenza in f.to pdf.

Tuttavia, è ovvio che - prima di decidere se sporgere una eventuale denuncia e preparare un’azione legale - bisognerebbe conoscere i dati. Se no cosa si contesta?
La reticenza dell’IRSN, a quanto pare, secondo il Tribunale di Parigi, non è una azione legalmente perseguibile.

La conclusione è che in Francia i cittadini non hanno nessuna possibilità di conoscere i dati di cui l’ente pubblico IRSN è a conoscenza (e raccoglie con i loro soldi).
Ricapitolando: i dati esistono e sono noti all’IRSN; l’IRSN non vuole pubblicarli e nessuno lo costringe a farlo.
Non mettiamo in discussione né la prassi dell’Istituto né quella del giudice. Semplicemente ci domandiamo: perché si preferisce nascondere questi dati? Perché l’IRSN non li pubblica spontaneamente? Perché il giudice (almeno su richiesta) non costringe l’Istituto alla diffusione delle informazioni?

Cioè, infine: che cos’è che i cittadini francesi non devono sapere?
Non è che uno voglia pensare sempre male. Però certe volte sembra non esserci proprio alternativa.


Calabrò
Paolo Calabrò
Laureato in scienze dell’informazione (Salerno 1996) e in filosofia (Napoli 2004).

Fonte:
www.agoravox.it


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Il team Hoyt - Dick & Rick Hoyt



Il team Hoyt - Dick & Rick Hoyt (Clicca sulla barra per leggere o chiudere)

Il Team Hoyt è composto da padre (Dick Hoyt) e figlio (Rick Hoyt). Insieme gareggiano in varie discipline sportive come il triathlon o la maratona. Rick è rimasto colpito da paralisi cerebrale infantile causata dal mancato apporto di ossigeno al cervello al momento della nascita (10 gennaio 1962), quando il cordone ombelicale si è attorcigliato attorno al collo.


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Dick trascina il figlio adagiato in un canotto nelle gare di nuoto, lo trasporta su una bicicletta con una apposita seduta anteriore nelle sessioni di ciclismo e lo spinge su una sedia a rotelle sportiva nelle gare di corsa.


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I medici dissero ai genitori che Rick avrebbe vissuto in uno stato vegetativo ma questi, con l'aiuto di tecnici e ingegneri della Tufts University, si accorsero che il figlio mostrava una particolare intelligenza espressa principalmente con il senso dell'umorismo. All'età di dodici anni Rick imparò a comunicare usando un computer al quale impartiva le istruzioni con i movimenti della testa. La prima frase che disse con questo dispositivo fu Go Bruins! (Forza Bruins!, riferita ai Boston Bruins, una squadra di hockey di Boston), che fece notare alla famiglia la sua forte passione sportiva.


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La prima gara alla quale parteciparono fu una corsa di beneficenza su 5 miglia per un compagno di classe di Rick che si era infortunato giocando a lacrosse. Dick è un ufficiale in pensione della Guardia Nazionale degli Stati Uniti d'America. Rick ha conseguito una laurea all'Università di Boston ed ora lavora al Boston College. Insieme continuano a gareggiare e svolgono anche attività di oratori motivazionali. Il team Hoyt ha preso parte ad oltre mille eventi sportivi, tra cui 67 maratone e 234 gare di triathlon, sei delle quali di tipo Iron Man.


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«Potrò farcela, sarò capace, mi mancheranno le forze? Come sembra difficile certe volte vivere... Eppure le nostre vite sono tanto semplici, tanto ovattate, eppure tutti noi tendiamo a lamentarci di tutto quello che ci accade attorno. Il limite di noi uomini è proprio il non essere capaci di distinguere il possibile dall'impossibile; tentiamo spesso di raggiungere cose che sono come lontane stelle per noi e magari non prestiamo attenzione alle cose che abbiamo accanto...


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“Quanto è difficile vivere!" Disse il padre quando vide il figlio nascere... Come farà a sentirsi uguali a tutti gli altri? Una lieve nota, un'armonia musicale non finita, una canzone scritta a metà, ma pur sempre un successo! I suoi occhi incrociarono quelli del figlio per la prima volta ed entrambi sapevano che sarebbe stato per sempre. Il sole sorgeva anche quella mattina ad est... Il padre si fece coraggio, guardò il dolce viso della moglie e disse: "Io sarò ogni sua mancanza e lui sarà la mia pienezza".


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Passarono anni, il piccolo Hoyt cresceva, si diplomava ed iniziava ad interagire col mondo... Fece le sue prime maratone col padre... 40 KM assieme, incuranti di qualsiasi limitazione, incuranti della fatica e delle difficoltà. Decisero di correre assieme e anche questo fu per sempre, come il loro primo sguardo. Dopo un po' di tempo, la maratona per loro iniziò a divenire semplice; ci voleva qualcosa che li avrebbe spinti al confine della loro volontà; volevano testare il loro legame, la loro sintonia...


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Il figlio disse al padre: "Padre, faresti l'ironman con me?" Sapete cos'è l'ironman? Una delle più dure prove fisiche che esistano al mondo:

1) 3.8 Km a nuoto
2) 180 Km in bicicletta
3) 42 Km di corsa

Il padre guardò il figlio negli occhi e disse: "Figlio, dovremo allenarci parecchio". I due si guardarono e sorrisero ed anche quel momento fu per sempre... Poi, finalmente arrivò il giorno della grande prova! Ce l'avrebbero fatta assieme? Sarebbero arrivati al traguardo? Guardate queste immagini e commentate la forza, la passione e l'amore di questo padre... La canzone è "I can only imagine" di Mercy Me. Come appunto il titolo di questa canzone dice: "Io posso soltanto immaginare..." Cliccate qui per visitare il loro sito.»

Fonti:
http://it.wikipedia.org
http://www.teamhoyt.com
http://domenicopresutto.blogspot.com/2009/07/can-team-hoyt.html


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N.P.H. - Nuestros Pequeños Hermanos



N.P.H. Nuestro Pequeños Hermanos (Clicca sulla barra per leggere o chiudere)

Nel 1954, un ragazzo venne arrestato per aver rubato le offerte in una piccola chiesa di Cuernavaca, Morelos, Messico. Il giovane parroco, Padre William Wasson, originario degli Stati Uniti, fu contrario a punire il piccolo "ladro" di cui, invece, ne richiese la custodia. Una settimana dopo, il giudice gli affidò anche altri otto bambini senza tetto. Entro la fine dell'anno il numero dei bambini ospitati dalla parrocchia arrivò a trentadue. Nacque così Nuestros Pequeños Hermanos (N.P.H.), che in italiano sta a significare "I nostri piccoli fratelli". N.P.H. ha fondato altri orfanotrofi in El Salvador, Honduras, Haiti, Nicaragua e Guatemala ospitando nella sua grande famiglia oltre ventimila bambini.


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La storia di William Wasson è la storia di un uomo come noi che è diventato grande per aver scelto di servire i più piccoli tra i piccoli, i bambini orfani e abbandonati in un paese tra i più poveri nel mondo: l’America Latina.

Nato il 21 dicembre 1923 a Phoenix, in Arizona (U.S.A.), fu allievo del Benedectine College di Conception, nel Missouri, conseguì un master in legge e scienze sociali alla San Luis Rey University di Santa Barbara, California. Fin da giovane mostrava una particolare sensibilità verso il prossimo che non era mai sfociata nel sacerdozio a causa della sua instabile salute che, per la Chiesa, ne costituiva impedimento. William Wasson trasferì allora la sua vocazione nell’azione: così dedicò molto tempo della sua professione al recupero dei giovani criminali in carcere.


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Nel 1949, in Messico per un periodo di convalescenza, rimase talmente colpito dalla povertà dei luoghi che decise di fermarsi, imparando ad amare e a conoscere il popolo messicano e la sua terra. E proprio in Messico, nel maggio del 1953, il settimo vescovo di Cuernavaca, lo ordinò sacerdote e lo assegnò alla Parrocchia del distretto di Tepetates, il più povero di Cuernavaca, dove immediatamente istituì una mensa per i bambini più poveri.

Nell’agosto del 1954, ottenne dal giudice la tutela di un bambino per il quale era stato chiamato a firmare la condanna perché colto a rubare nella sua parrocchia. Con lui gli furono affidati anche gli altri otto bambini rinchiusi nella stessa cella e così cominciò la storia di Nuestros Pequeños Hermanos (I nostri piccoli fratelli e sorelle).


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Nel 1974 fu rivestito del saio Francescano Honoris Causa, per il suo impegno umanitario in favore dei più poveri tra i poveri, e nel 1981 fu insignito del Franciscan International Award dall’Ordine Francescano per “il suo amorevole, generoso e ardente servizio agli orfani, riscattati dal degrado della povertà e portati ad una consapevolezza del rispetto di se stessi e della comunità”. Nel 1977 ebbe il premio nazionale messicano Luis Elizondo Humanitarian Award in Monterrey, per il contributo eccezionale di N.P.H. ai bambini del Messico.

Nel 1989 Padre Wasson celebrò il trentacinquesimo anniversario di N.P.H. ricevendo speciali messaggi di congratulazioni da parte di Giovanni Paolo II, George Bush, Madre Teresa di Calcutta e molti altri. Lo stesso anno il Messico gli conferì l’Order of the Aztec Eagle, la più alta onorificenza che sia stata mai concessa ad un non messicano, per aver salvato migliaia di bambini orfani e abbandonati. Nel 1996 il Governo dello Stato di Morelos (Messico) gli conferì l’”Excelence Humanitarian Award” per l’eccezionale servizio reso da N.P.H. e nel novembre 1997 il Caring Institute di Washington D.C. premiò Padre Wasson come una delle dieci persone più caritatevoli in America consegnandogli il National Caring Award.


Wasson 2

Di anno in anno migliaia e migliaia di bambini hanno imparato a chiamare quest’uomo “padre” e a vivere nella famiglia di NPH protetti dal suo amore e dalla sua guida. Gli orfanotrofi costruiti in tutta l’America Latina sono la sua casa e dal 1954 continua instancabile la sua missione di padre di tanti bambini.

Il messaggio che accompagna N.P.H. è un messaggio costruttivo di speranza secondo il motto “dalla strada alla laurea”: per Padre Wasson, il fondatore della famiglia NPH, questi piccoli orfani che arrivano moribondi e denutriti alle porte degli orfanotrofi, non sono bambini più sfortunati dei nostri semplicemente da sfamare e da curare, ma individui con le nostre stesse potenzialità ai quali quindi, dopo la ripresa fisica, devono essere dati gli strumenti per arrivare ad una laurea o ad una professione, per spezzare definitivamente il circolo della povertà nel paese.


Laureati

I bambini, infatti, negli orfanotrofi N.P.H. ricevono amore, sicurezza e, soprattutto, un’educazione scolastica e professionale: ciò che viene loro insegnato è camminare con le proprie gambe per diventare, in futuro, cittadini responsabili ed indipendenti.

Padre Wasson è salito alla casa del cielo il 16 agosto 2006.

Nuestros Pequeños Hermanos in Italia è rappresentata dalla Fondazione Francesca Rava, istituita con lo scopo di aiutare l'infanzia in condizioni disagiate nei paesi più poveri del mondo. Nata il 1° giugno 2000, la Fondazione è il frutto della testimonianza di fede e di amore che Francesca, alla cui memoria è intitolata, ha lasciato con la sua breve ma intensa vita e vuole perpetuare la tenerezza con cui il suo sguardo amava sempre rivolgersi ai più poveri, ai più bisognosi, ai più piccoli.


Francesca Rava

Nel sorriso restituito a ciascuno di questi bambini rivive il sorriso di Francesca, la sua voglia di donare vita, la sua fiducia nella forza dell'amore universale e della condivisione fraterna. La Fondazione si ispira dunque ai valori della carità, del rispetto del valore e della dignità di ogni vita umana; si propone di essere un punto di riferimento per tutte quelle persone che desiderano trasmettere nel sociale le loro esperienze di vita, le loro competenze tecniche, la loro "spiritualità", la loro voglia di donare al servizio dell'infanzia abbandonata.


Maria Vittoria

La Fondazione Francesca Rava - N.P.H. Italia ha scelto di essere una Onlus (Organizzazione non lucrativa di utilità sociale), giuridicamente riconosciuta, affinché il sostenitore, sia esso persona fisica o giuridica, possa godere dei benefici fiscali previsti dal D.Lgs. 460/97 (deduzione delle donazioni dall'imposta sul reddito). La Fondazione è inoltre una delle prime organizzazioni non profit a certificare volontariamente, con la collaborazione della società KPMG, il proprio bilancio, al fine di garantire sin da subito, verso la propria comunità di donatori e sostenitori, l'assoluta trasparenza nella gestione dei fondi raccolti.


Logo NPH

Fonti:
www.nphitalia.org
www.francisville.org


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MORIRE PER LA PELLICCIA,
LA VERITÀ NASCOSTA

ATTENZIONE:
la visione di questo video, per la durezza ed atrocità delle immagini contenute è sconsigliata ai bambini, ma gli adulti sarebbe bene che arrivassero fino in fondo!



MORIRE PER LA PELLICCIA (Clicca sulla barra per leggere o chiudere)

Negli ultimi dieci anni l'industria internazionale delle pellicce ha condotto una campagna di pubbliche relazioni, ben coordinata e generosamente retribuita, il cui scopo era rappresentato dalla rimozione della remora morale connessa all'utilizzo della pelliccia.
Colori sgargianti e bordature su giacche sportive e da sci da un lato e inserti di pelliccia su accessori dall'altro riportarono in auge la pelliccia.

L'85% delle pellicce in commercio proviene dai cosiddetti allevamenti di animali da pelliccia. La Cina è il maggior esportatore di articoli di vestiario in pelliccia.
Secondo le indicazioni dell'industria delle pellicce la Cina è anche il maggior produttore e trasformatore di pellicce a livello mondiale.

Volpi rosse ed artiche, cani procioni, visoni e conigli rex sono allevati in Cina per produrre pellicce. Manovalanza a basso costo ed assenza di regolamenti restrittivi nel campo della protezione degli animali e dell'ambiente facilitano, e rendono conveniente, la loro produzione e lavorazione.

In tutti gli allevamenti di animali da pelliccia visitati in Cina gli animali sono tenuti in anguste gabbie aventi il fondo costituito da griglie di filo di ferro. Ovunque erano osservabili comportamenti patologici e stress.
Un altro indicatore a conferma del fatto che il loro allevamento avviene nella completa inosservanza di misure a protezione degli animali stessi è costituito dall'alto tasso di mortalità dei cuccioli (pari al 50% e di molto superiore alla media).

Tra novembre e dicembre gli animali allevati sono venduti, uccisi, scuoiati e la loro pelliccia viene lavorata. Gli allevatori portano i loro animali al mercato per venderli a commercianti di pellicce. Nelle immediate vicinanze del mercato gli animali sono uccisi e scuoiati. L'uccisione è orribile.

Foto e video mostrano come volpi, cani selvatici o cani procioni vengono colpiti alla testa con un bastone, o sbattuti con violenza a terra, per ucciderli senza che sia danneggiata la loro pelliccia. Gli animali sono poi appesi, a testa in giù, ad un montante. Quindi vengono loro squarciati il basso ventre e le zampe posteriori.

Molti animali sono soltanto storditi e ritornano coscienti durante la scuoiatura o dopo che è stata loro strappata la pelliccia. L'agonia dura, in questi casi, da cinque a dieci minuti.

Il pubblico deve conoscere la verità che si trova dietro alle rifiniture di pelliccia che ornano il collo o il cappuccio degli indumenti indossati o, comunque acquistati: su come questi animali sono costretti a vivere ed il modo in cui muoiono!

Pertanto chiediamo urgentemente che:
> Il governo cinese voglia varare una legge nazionale sul benessere animale.
> Il governo cinese voglia urgentemente introdurre ed imporre una normativa che vieti lo scoiamento di animali vivi.
> Il governo cinese voglia urgentemente introdurre ed imporre una normativa che vieti di trattare ed uccidere secondo metodi inumani.
> Il governo cinese introduca ed imponga una normativa che vieti la disumana reclusione degli animali.
> Gli stilisti di moda rinuncino all’uso di pellicce per le loro collezioni ricorrendo invece a materiali non violenti.
> Gli acquirenti non acquistino indumenti o accessori in pelliccia o abiti provvisti di rifiniture in tale materiale.
> Gli acquirenti verifichino se gli stilisti includano parti in pelliccia nelle loro collezioni.
> I venditori al dettaglio di articoli di moda non ripongano nei loro magazzini abiti, accessori o vestiti con rifiniture in pelliccia.



PSA 01.02.2005,
La Cina delle pellicce
Uccisione crudele: indicibile orrore degli allevamenti cinesi di animali da pelliccia
Heinz Lienhard Presidente della Protezione Svizzera degli Animali PSA
Discorso inaugurale, Zurigo, 01.02.05

Possiamo ben conoscere le condizioni degli allevamenti degli animali da pelliccia nei paesi scandinavi e nell’Europa orientale dove centinaia di migliaia di animali selvatici sono tenuti in gabbie d’allevamento prima di essere avviati a una morte crudele in nome della moda e della vanità.
Le affermazioni dell’industria relative ad “una sistemazione adeguata”, “buone leggi per il benessere degli animali nei paesi produttori di pellicce” ed “animali felici che forniscono pelli lucide”, sono state smascherate da tempo come fumo negli occhi per confondere le idee.

Ad eccezione, forse, di qualche affascinante luogo di vacanze invernali, mantelli di pelliccia, soprabiti o altri indumenti costosi di pelliccia sono tutt’altro che scomparsi dalle strade di molti Paesi europei.
La maggior parte della gente si sente a disagio ad essere vista mentre indossa una pelliccia o un accessorio di pelliccia. Altri non vogliono sprecare denaro per questo tipo di lusso fittizio. Ci sono, dopo tutto, infiniti modi di tenersi caldi ed essere alla moda.
Nonostante questo le pellicce continuano ad essere comunque un grosso affare.

Gli interessi commerciali di molti soggetti, quali: riproduttori, allevatori, esportatori, importatori, grossisti, commercianti al dettaglio, boutique, grandi magazzini e case di moda, stanno crollando!
Tale calo delle vendite di pellicce, registrato anche in passato, ha determinato la ricerca di un nuovo e significativo sistema di commercializzazione. Ed è stato trovato: capi di vestiario di pelliccia accessibili a chiunque; gli stilisti stessi hanno deciso che le rifiniture di pelliccia sono “chic” e “trendy”, e stanno contribuendo al rilancio di questo prodotto.
Ma invece di costose, lunghe pellicce, ora la pelliccia viene usata per le rifiniture dei capi di abbigliamento.
Dagli stivali ai parka (giubbotti con cappuccio), ai soprabiti, persino i capi per bimbi pare non possano farne a meno.
La pelliccia, anche in forma di accessorio, di inserto o ritaglio, è divenuta una mania della moda!

La maggior parte delle pellicce che troviamo al giorno d’oggi e che si presentano come cappucci e colli, proviene dalla Cina, la quale domina una gran fetta del mercato; si calcola che produca più di 1.5 milioni di pelli di volpe all’anno ed all’incirca lo stesso numero di pelli di procione.
Altre specie comunemente “prodotte” in Cina comprendono visoni e persino cani e gatti. La Cina sta letteralmente inondando il mercato internazionale delle pellicce con i suoi prodotti.

Non sorprende che, in Cina, a dispetto dei più elementari standard del benessere animale, i milioni di esseri viventi da pelliccia del paese, siano reclusi nelle stesse gabbie di rete metallica, scandalosamente strette, tipiche degli altri paesi produttori di pellicce.
Fino a poche settimane fa nessuno conosceva la verità su come fossero detenuti, allevati e soppressi volpi e procioni.

La PSA (associazione svizzera per la protezione animale), unendo le forze con altre associazioni internazionali di tutela e benessere animale ed in collaborazione con colleghi asiatici che hanno fatto riprese nascoste, nei vari allevamenti sparsi nelle province del Paese, per documentare questo affare raccapricciante, oggi rivela la terribile realtà e mostra al mondo i risultati delle ricerche compiute: l’orrore indicibile sulla detenzione da incubo e sui metodi di uccisione usati negli “allevamenti” occidentali.

Pubblicando queste immagini orrende e profondamente turbanti, che provengono dalla Cina, vogliamo rendere edotto ogni singolo componente del pubblico sulla verità che si trova dietro alle rifiniture di pelliccia che ornano il collo o il cappuccio degli indumenti indossati o, comunque acquistati: su come questi animali sono costretti a vivere ed il modo in cui muoiono!
Questa vergogna indicibile non ha posto in un mondo civile, vogliamo porre fine a ciò,ed il pubblico deve 2 conoscere la verità onde consentire a persone oneste e rispettabili di rifiutare di indossare i prodotti di una simile sofferenza.

Il nostro documentario si concentra su volpi ed altri animali selvatici. La Cina esporta anche le pelli degli animali che sono i nostri compagni amati, con i quali dividiamo le nostre case. Non c’è dubbio alcuno che questi animali vengono tenuti nelle stesse, terrificanti condizioni per poi morire nello stesso barbaro modo degli animali da pelliccia degli allevamenti.

Lo scorso anno nei colloqui relativi alla revisione dello Swiss Animal Protection Act è stato chiesto al Ministro elvetico per l’Economia, Josef Deiss, di voler almeno vietare l’importazione di pelli di cane e gatto dalla Cina, altri paesi europei e gli USA hanno già stabilito un divieto in tal senso.
La richiesta non è stata accolta, cercheremo di far assistere al documentario il Ministro Deiss e ci auguriamo che troverà la forza per guardarlo.
Ottantamila persone hanno sottoscritto la petizione contro l’importazione di pelli di cane e gatto dall’Asia. Abbiamo depositato la petizione a Berna ed il deputato dr. Paul Guenter farà entro breve un intervento in parlamento.

Non ci fermeremo fin quando non cesserà questo commercio abominevole. In conclusione desideriamo salutare gli investigatori asiatici che hanno raccolto il materiale facendo riprese nascoste, si sono esposti a pesanti rischi personali, le loro vite sarebbero a rischio se venissero rivelate le loro identità; per proteggerli, nel documentario, le loro voci sono state cambiate.
Non potendo uscire dall’anonimato non avranno mai l’apprezzamento ed il pubblico encomio che meritano, non potremo mai ringraziarle di persona, però sia concesso almeno quest’opportunità per riconoscere pubblicamente il loro contributo.

Heinz Lienhard

Fonte: www.protezione-animali.com


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RISOTTO AGLI OGM? NO GRAZIE!



RICE ART IN TAILANDIA (Clicca sulla barra per leggere o chiudere)

Abbiamo realizzato un'opera d'arte in un campo di riso biologico in Tailandia. La nostra 'Rice Art' celebra la produzione di riso in Tailandia e ricorda al governo di proteggerla dalla minaccia degli OGM e dagli impatti dei cambiamenti climatici.


Riso_Arte

Il disegno rappresenta contadini con cappelli di paglia intenti a raccogliere il riso, per mostrare le tradizioni e lo stile di vita dei coltivatori. Il campo è stato seminato con due varietà di riso biologico di due colori diversi, dalla comunità locale insieme con i volontari di Greenpeace. La prima varietà, Chai-nat 1, è una varietà locale, e la seconda, Khum Phayao, è una varietà tradizionale di riso nero.

Chiediamo ai governi di vietare gli OGM, in particolare il riso transgenico. Non è mai stato dimostrato che gli OGM siano sicuri per il consumo umano, mentre rappresentano un grosso rischio per agricoltori e ambiente. Riducendo la biodiversità e spingendo verso la monocoltura, aumentano anche i rischi legati ai cambiamenti climatici.

Il 70 per cento delle aree di estrema povertà si trovano in zone agricole dove i coltivatori dipendono dalle piogge per i propri raccolti. Per loro poca o troppa pioggia equivale a un disastro. Il mondo deve riconoscere che l'agricoltura è un settore particolarmente vulnerabile ai cambiamenti climatici, e i governi devono assicurare l'adozione di strategie basate su tecniche di agricoltura sostenibile.

Da anni facciamo campagna per un'agricoltura e una produzione di alimenti NON-OGM, basati su principi di sostenibilità, protezione della biodiversità e in grado di fornire a tutte le persone l'accesso a cibi sicuri e nutrienti. L'ingegneria genetica è una tecnologia non necessaria e non richiesta che contamina l'ambiente, minaccia la biodiversità e pone rischi inaccettabili per la salute.


Fonte: www.greenpeace.org/italy


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GLI ORSI DELLA LUNA



GLI ORSI DELLA LUNA (Clicca sulla barra per leggere o chiudere)

"Belin, sono diventato il padre adottivo di un orso della luna. Si chiama Dozer. Ho la sua fotografia sul comodino. Ogni tanto gli mando una cartolina. Lui l'annusa e poi mangia una noce di cocco. Adottate un orso della luna, 16.000 sono ancora imprigionati in Cina, Viernam e Laos e torturati da schifosi carnefici che di umano hanno solo l'aspetto. Date il vostro aiuto alla Animal Asia Foundation."
Beppe Grillo

"Caro Beppe, Fratello Orso, Sorella Luna, Carnefice uomo.
Così a settembre del 2008 è iniziata la nostra battaglia. Una battaglia che è diventata anche la tua, la vostra, la battaglia di tutti coloro che da quel momento si sono sentiti in debito, in dovere di agire e hanno fatto la differenza.


Fratello Orso 1

Ricordi la fotografia di Fratello Orso? Attraverso il blog, la sua immagine ha fatto il giro del mondo. Imprigionato da anni questo giovane orso stava morendo lentamente, con infezioni in tutto il corpo e una profonda ferita nell’addome da cui gocciolava la bile. Ha rifiutato acqua e cibo per giorni e per giorni non ha mosso la testa né aperto gli occhi. Watermelon, che accettando un piccolo pezzo di anguria ha insieme accettato la vita, è un orso meraviglioso e gentile che oggi ama annusare il profumo dell’erba e della libertà. Come Dozer, l’orso che hai adottato, diventato per tutti l’orso Grillo, mascotte del blog. L’ho incontrato a maggio nel suo rifugio tra gli alberi nella foresta di Tam Dao, in Vietnam. Gli ho dato da mangiare della noce di cocco, il suo cibo preferito, e gli ho portato i tuoi saluti. Fratello Orso, Sorella Luna, Carnefice uomo.


Orso 1

La storia di Watermelon e di Grillo, come quella dei tanti orsi della luna ai quali Animals Asia Foundation ha regalato una seconda possibilità, ci appartengono così come ci appartiene il loro dolore e la loro sofferenza perché in essi si ritrovano le ragioni della nostra missione.16.000 orsi della luna sono imprigionati e torturati per soddisfare la crescente richiesta di bile del mercato


Orso 2

In totale assenza dei requisiti igienici minimi, senza il supporto di alcun medico veterinario o l’uso di farmaci anestetici, gli orsi vengono munti giornalmente. Espressione altissima di civiltà, vengono loro estratti i denti, amputate le falangi, negato il cibo, l’acqua, la libertà. La bile viene utilizzata nella preparazione di medicinali, bibite e shampoo nonostante esistano alternative erboristiche e di sintesi più efficaci, sicure ed economiche.


Estrattore 1

Raccontare di loro, del dolore, di una sofferenza inutile e senza fine è difficile. Il tuo blog ha saputo parlare alle persone e ha raggiunto tutti. Animals Asia Foundation, l’organizzazione fondata da Jill Robinson che da anni si batte per la liberazione degli orsi riscattandoli, accogliendoli nei propri santuari, cercando di far dimenticare loro le torture subite, è presente in tutto il mondo e oggi finalmente ha anche la sua sede italiana, di cui sono presidente. Gli obiettivi sono precisi. Trovare soluzioni a lungo termine dialogando con i governi e le autorità locali per la chiusura definitiva delle fattorie della bile. La consapevolezza e la conoscenza sono gli strumenti per poter cambiare.


Orso3

Albert Einstein diceva che solo coloro che sono così folli da pensare di cambiare il mondo lo cambiano davvero. Da soli possiamo fare poco, ma insieme, uomini liberi a caccia di pensieri, possiamo restituire la sua luna a nostro Fratello Orso. Siamo in buona compagnia. Ad oggi gli orsi salvati come Grillo e Watermelon sono più di 300. Con riconoscenza"
Carmen


Fonte: www.beppegrillo.it

Per saperne di più:     Animal Asia Foudation     /     Orsi della luna


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AMAZZONIA CHE MACELLO



from: GREENPEACE ITALY on Vimeo.

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POVERA PATRIA



LETTERA AD UN ITALIANO MAI NATO (Clicca sulla barra per leggere o chiudere)

Lettera ad un Italiano mai nato.

Italiani!!! E non rispose nessuno.

Tra poco, nel 2011, ci sarà il centocinquantesimo anniversario della nascita dell'Italia. Il tempo è volato. L'italiano non è mai nato.

In compenso la Nazionale di calcio ha conquistato quattro mondiali, due li ha persi in finale. Un risultato apprezzabile, ma non tale da giustificare le guerre di indipendenza (da chi?), l'occupazione del Mezzogiorno, decine di migliaia di patrioti meridionali sterminati come briganti, la Cassa del Regno delle due Sicilie depredata dai Savoia, la nascita di mafia, 'ndrangheta, camorra, la fame nel Triveneto con milioni di emigranti, il colonialismo straccione, due guerre mondiali, il fascismo, la perdita di sovranità nazionale dall'occupazione americana nel 1945, l'ingerenza e la prevalenza del Vaticano sullo Stato, la P2, le stragi di Stato, le migliaia di assassinati nel dopoguerra, da Ambrosoli a Impastato, da Dalla Chiesa a Pasolini, da parte dei poteri occulti, i servizi segreti deviati, Sindona, Andreotti, Lima, Ciancimino, Riina, Craxi, Gelli, Provenzano, Dell'Utri, il territorio e le città devastati, i servizi pubblici inesistenti, i partiti politici autoreferenziali e predoni delle risorse pubbliche, Berlusconi, la peggiore opposizione d'Europa, la distruzione del senso civico, la cancellazione dell'informazione, il debito pubblico tra i più alti del mondo, un Parlamento che pullula di condannati, un tessuto industriale allo sfacelo, una immigrazione senza controllo e senza vera accoglienza, milioni di disoccupati, la burocrazia peggiore dell'Occidente. Il Re in fuga a Pescara, Craxi a Hammamet, Mussolini a piazzale Loreto, lo psiconano con il piede sul predellino dell'elicottero e l'altro nel lettone di palazzo Grazioli. L'italiano mafia, spaghetti, zoccole e mandolino.

Italiani!! E non rispose nessuno.

Rossi di vergogna, verdi di rabbia, bianchi di sgomento. Sentimenti tricolori. L'Italia è nata dal nulla e lì è rimasta. Se 150 anni sembrano pochi per costruire una nazione, uno solo in più potrebbe essere insopportabile. Il centralismo e le decisioni prese nell'interesse della nazione sono scatole vuote, utili per il Ponte di Messina, per la TAV o per le centrali nucleari, per le infiltrazioni mafiose negli appalti. Davvero vogliamo altri centocinquantanni così?

Italiani!!! E non rispose nessuno.

Fonte: www.beppegrillo.it


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Lo spot di Michael J. Fox a favore della libertà di ricerca sulle cellule staminali.

"Come forse sapete, ho molto a cuore la ricerca con le cellule staminali.
Nel Missouri, potete eleggere Claire McCaskill che condivide con me la speranza di trovare nuove cure. Purtroppo il Senatore Jim Talent si oppone all'espansione della ricerca sulle cellule staminali.
Il Senatore Talent vuole addirittura criminalizzare la scienza che ci dà una possibilità di sperare.
Dicono che tutta la politica è locale, ma non è sempre così.
Quello che si fa in Missouri conta per milioni di americani, americani come me".

Fonte: www.fainotizia.it

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Bandiere animate



É bene ricordarci,
se mai ce ne fosse bisogno,
che la salsa altro non è che un momento di aggregazione, una pausa di divertimento ed anche se fa parte della nostra vita...

...la salsa non è la vita!


Balene

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