Comer logo sd  

Home
Chi siamo

Serate


Pillole
Ci penso su
Comer
Link
Contatti

Non solo salsa

SD in giro

Tiziano r dj

Dadaumpa

Facebook


Pescado con coco PESCADO CON COCO

Descrizione (Clicca sulla barra per leggere o chiudere)

Il "Pescado con coco" è un piatto tipico di Samanà, una delle più belle zone della Repubblica Dominicana, caratterizzata da numerose spiagge e ornata da una frangia di palme da cocco su entrambi i lati della baia.
Qui l'inventiva dei residenti ha combinato tra loro le risorse di terra e di mare per creare questo piatto, grazie al quale possono arrivare sulla nostra tavola la freschezza e la bellezza della penisola di Samanà.


Pescado2

Questa prelibatezza è stata ereditata dalla cucina "cocola", un gruppo che si stabilì nel paese dopo la prima migrazione inglese e che arrivò in Repubblica Dominicana verso la fine del XIX secolo. Questi portarono con sé una serie di nuove ricette che nel tempo si radicarono nelle province dove ebbero a stabilirsi.
Tale cultura gastronomica è assai particolare perché quasi tutti i loro piatti sono preparati con noce di cocco, il "Pescado con coco" è appunto uno dei più famosi, nonostante la sua semplice preparazione.


Pescado 3

Questa ricca e aromatica ricetta, che fa parte della cucina tipica dominicana, è preparata a base di pesce, latte di cocco, sale, aglio, origano e salsa di pomodoro (facoltativa).
Quasi nessuno può resistere a un piatto di pesce cucinato alla maniera di Samaná e ad accompagnarlo, non c'è niente di meglio che il riso bianco, o un "moro de guandules", che nella penisola si suole cucinare, ovviamente, con il cocco.


Pescado 4

Consigli:
Usate il cocco con moderazione, in quanto è ricco di grassi saturi e di calorie. È preferibile utilizzare latte fresco di cocco.
Una volta aggiunto il latte di cocco, lasciate cuocere a fuoco lento fino a ridurlo alla metà.

Ricetta per 2 persone:
- 1 kg di pesce fresco (sgombro, cernia, dentice)
- 1 tazza di olio
- 2 tazze di latte di cocco
- 3 cucchiai di salsa di pomodoro (facoltativa)
- 1 mazzetto di coriandolo
- 1 cipolla
- 4 spicchi d'aglio
- 1 cucchiaino di sale
- 1 cucchiaino di origano in polvere


Pescado 5

Preparazione:
Eliminare le squame dal pesce e tagliarlo a rondelle di circa 4 cm poi condirlo con origano, sale e due spicchi d'aglio ben schiacciato.
Friggere le rondelle di pesce in olio bollente assicurandosi che si mantengano intere, poi lasciare riposare fino a quando sarà pronta la salsa.
Mettere in una padella due o tre cucchiaini di olio residuo (facendo attenzione che non contenga residui di cottura), portarlo in temperatura poi aggiungere la cipolla e due spicchi d'aglio, friggere e versare la salsa di pomodoro, il coriandolo e il latte di cocco.
Dopo due minuti collocare le rondelle di pesce, mescolare con la salsa, coprire la padella ed abbassare il fuoco.
Cuocere dieci minuti circa mescolando di tanto in tanto facendo attenzione a non rompere le ruote di pesce, finchè il latte di cocco non si sarà ridotto alla metà ed il piatto è pronto.

Fonte:
http://www.hoy.com.do

Torna su


Pabillon PABELLON CRIOLLO

Descrizione (Clicca sulla barra per leggere o chiudere)

È considerato da molti il piatto nazionale venezuelano. Consiste in carne sminuzzata e condita, servita con fagioli neri e riso.


Pabellon 1

Si può anche accompagnare con fette di platano fritto che circondano il piatto, in questo caso si chiama "pabellón con baranda" o "pabellón con ringhiera". In alcune zone del Venezuela, si usa collocare nel piatto anche un uovo fritto all’occhio di bue.


Pabellon 4

Gli ingredienti per questo piatto sono:
- 1 Kg di carne di manzo
- 3 spicchi d'aglio
- 2 pomodori
- 2 carote
- 2 cipolle
- olio
- peperoncino
- sale
- pepe
- aglio.


Pabellon 3

Preparazione:
Lessate la carne con una cipolla a pezzi in abbondante acqua.
Quando la carne è cotta, sminuzzatela e soffriggetela con cipolla, carote, aglio, peperoncino e pomodoro a cubetti.
Procedete con la cottura aggiungendo sale e pepe sino ad ottenere un composto di media densità.
Servite il piatto accompagnato a riso bianco pilaff, fagioli neri e bananine verdi a rondelle fritte in poco burro.

Fonti:
http://www.venezuela.it
http://cucinavenezuelana.blogspot.com

torna su


Yoanoi Sanchez CUBA LIBRE.
Vivere e scrivere all'Avana.

Recensione e intervista (Clicca sulla barra per leggere o chiudere)

Yoani Sanchez

Titolo: Cuba libre. Vivere e scrivere all’Avana
Autore: Yoani Sánchez
Traduttore: Gordiano Lupi
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 2009

Il libro della trentaquattrenne Yoani Sánchez si intitola Cuba libre, come il noto romanzo di Elmore Leonard ambientato nel 1898, alla vigilia della guerra ispano americana, ma anche come il noto drink che i turisti sorseggiano alla Bodeguita del Medio all’Avana. Non è un romanzo e nemmeno un saggio, bensì una raccolta estemporanea di osservazioni e riflessioni sulla realtà cubana, quasi un diario di appunti apparsi in rete su un blog, teso a sfatare il mito dell’efficienza castrista e a restituire, tra tenerezza e rabbia, la frustrazione per le potenzialità inespresse e i sogni perduti di una generazione, la sua, rinchiusa in un’utopia che non le appartiene.

 

A cura di Gordiano Lupi

Yoani Sánchez è un strana dissidente: non denuncia, non attacca, non contesta. Semplicemente racconta nel suo blog cosa significa vivere oggi nel regime comunista di Cuba: la difficoltà di fare la spesa e la fame cronica, l’arte di ripararsi gli elettrodomestici guasti, la lotta per leggere le vere notizie tra le righe del giornale di partito, la paura del ricovero in ospedale dove manca anche il necessario per sterilizzare, la convivenza forzata con la propaganda che si insinua nei media, nelle piazze e nelle scuole, il panico quando arrivano le convocazioni della polizia, la preoccupazione per gli amici in carcere, la nostalgia per i tanti che sono fuggiti e la delusione per tutti quelli che hanno smesso di credere al futuro. Ma soprattutto sfata il falso mito dell’efficienza castrista e descrive, tra tenerezza e rabbia, la frustrazione per le potenzialità inespresse e i sogni perduti di chi, come lei, è nato nella Cuba degli anni Settanta e Ottanta e si ritrova rinchiuso in un’utopia che non gli appartiene.

Di questa generazione Yoani è diventata l’inconsapevole portavoce, e il suo blog, che ha fatto il giro del mondo è ora un libro. Yoani Sánchez si definisce una semplice cittadina, ma in realtà è una vera rivoluzionaria, una donna che lotta con tutte le sue forze per far conoscere le sue idee all’interno di una società che non ammette anticonformismo. Le sue parole sono frecciate ironiche che danno vita a un blog molto frequentato come Generación Y e servono da stimolo per inaugurare un nuovo corso per l’ultimo baluardo comunista. Purtroppo i suoi commenti vengono letti soltanto all’estero, perché a Cuba il blog risulta oscurato ed impossibile collegarsi.


Yoani Sanchez

 

Note biografiche dell’autore

Yoani è laureata in filologia, vive all’Avana, è appassionata di informatica e lavora nella redazione telematica della rivista indipendente Desde Cuba (http://www.desdecuba.com). Il suo blog (http://desdecuba.com/generaciony_it) fa discutere perché racconta le frustrazioni quotidiane e le ordinarie mancanze di una Cuba al di là delle ideologie. L’autrice definisce Generación Y come “un blog ispirato a gente come me, con nomi che cominciano o contengono una y greca. Nati nella Cuba degli anni Settanta – Ottanta, segnati dalle scuole al campo, dalle bambole russe, dalle uscite illegali e dalla frustrazione”.

Yoani nasce a Cuba nel 1975. Nel 1995 si specializza in letteratura spagnola, filologia ispanica e letteratura latinoamericana contemporanea, nonostante la nascita di un figlio. Dimostra un caratterino niente male discutendo una tesi incendiaria dal titolo Parole sotto pressione. Uno studio sulla letteratura della dittatura in Latinoamerica. Terminata l’università, comprende che il mondo degli intellettuali e dell’alta cultura non è cosa per lei, ma soprattutto non ha la minima intenzione di fare la filologa. Nel 2000 si impiega presso la Editorial Gente Nueva e comprende che con il salario di Stato non può mantenere una famiglia. Decide di continuare il lavoro statale ma si mette dare lezioni (illegali) di spagnolo ai turisti tedeschi che visitano L’Avana. Non è la sola. Molti ingegneri preferiscono guidare un taxi che fare il loro mestiere, alcune maestre tentano di impiegarsi negli alberghi e nei negozi per turisti puoi essere servito da un neurochirurgo o da un fisico nucleare.

Nel 2002 Yoani decide di emigrare in Svizzera, ma dopo due anni torna in patria, forse per la nostalgia della sua terra, anche se amici e familiari sconsigliano il rientro. Nel 2004 fonda, insieme a un gruppo di cubani che vivono sull’isola, la rivista di cultura e dibattito Consenso. Tre anni dopo lavora come webmaster e giornalista del portale Desde Cuba. Yoani vive all’Avana insieme al giornalista Reinaldo Escobar e con lui divide la sua esistenza da oltre quindici anni. Può dirsi più informatica che filologa, ma la sua cultura letteraria è molto utile nel 2007, quando comincia l’avventura del Blog Generacion Y, definito come “un esercizio di codardia”, perché è uno spazio telematico dove può raccontare la sua realtà e dire ciò che è vietato sostenere nella vita di tutti i giorni. I suoi brevi racconti sono dei bozzetti a metà strada tra la metafora e il realismo più crudo, immersi nella vita quotidiana delle due anime di Cuba, ricchi di riferimenti a scrittori del passato dimenticati dalla cultura ufficiale, come Padilla, Cabrera Infante, Arenas e Lima.


Yoany Sanchez

Yoani sogna una Cuba trasformata in un luogo dove ci si possa fermare a un angolo e gridare: “In questo paese non c’è libertà di espressione!”. Perché vorrebbe dire che le cose sono cambiate e si può cominciare a pronunciare la parola libertà. Si dichiara disponibile a scambiare gli alimenti somministrati con la tessera del razionamento alimentare per una cucchiaiata di diritti civili, una libbra di libertà di movimento e due once di libera iniziativa economica. Percorre le strade di due città diverse, quella dei membri del partito, dei generali, dei dirigenti di Stato e quella della povera gente che vive nella desolazione dei quartieri periferici, nelle casupole cadenti e nei rifugi costruiti per i senza tetto. Vive un’utopia che non è più la sua e non vorrebbe lasciarla in dote ai suoi figli, analizza le contraddizioni di chi fatica a mettere insieme il pranzo con la cena ma sogna vestiti di marca e profumi. Assiste alle fughe di personaggi famosi e di semplici cittadini esasperati, critica il governo per le promesse disattese, ricorda il passato e analizza lo stato deplorevole della cultura di regime.

Yoani si scaglia contro il doppio sistema monetario e narra la realtà del mercato nero, unica fonte di sostentamento, perché la maggioranza dei cubani vive di ciò che i venditori informali portano nelle loro case. L’informazione di regime è un altro bersaglio da colpire, perché non è vero che tutto è sotto controllo e che i problemi vengono sempre superati da una rivoluzione solida e forte. Il libro – blog di Yoani Sánchez è uno spaccato di vita che rappresenta con realismo la Cuba contemporanea, lontano da condizionamenti ideologici, ma dalla parte del cittadino che giorno dopo giorno è costretto a inventare il modo per sopravvivere. Yoani Sánchez è un’eroina della nuova Cuba, esponente di una generazione Y che può dar vita a un nuovo esercito ribelle del cyberspazio, zona franca sicura e inaccessibile che può trasformarsi in una nuova Sierra Maestra. La guerra delle idee può dare buoni frutti, perché i dittatori temono chi pensa con la propria testa e non possono rinchiudere le idee in una galera.

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

 

Intervista a Yoani Sánchez a cura di Gordiano Lupi

“Gli italiani pro Fidel? Vengano a vivere qui” Yoani Sánchez rischia di far tremare il trono dei fratelli Castro: a 33 anni ed esclusivamente grazie a Internet è diventata uno dei simboli della lotta al regime. È tra le animatrici del portale Desde Cuba (http://www.desdecuba.com), rivista indipendente ostacolata dal governo e il suo blog (http://www.desdecuba.com/generaciony), dal quale lancia critiche pungenti al potere, è ormai diventato un caso a livello internazionale. Yoani nasce a Cuba nel 1975. Si specializza in letteratura spagnola e latinoamericana contemporanea, nel 1995, nonostante un figlio nato nello stesso anno. Dimostra un caratterino niente male discutendo una tesi incendiaria dal titolo Parole sotto pressione, uno studio sulla letteratura della dittatura in America latina. Nel 2000 si impiega presso la Editorial Gente Nueva e si convince – come la maggior parte dei cubani – che con il salario di Stato non può mantenere una famiglia. Decide di continuare il lavoro statale ma comincia a dare lezioni (illegali) di spagnolo ai turisti tedeschi che visitano L’Avana. Nel 2002 emigra in Svizzera, ma nel 2004 torna in patria, forse per la nostalgia della sua terra, anche se amici e familiari sconsigliano il rientro. Scopre la professione di informatica. Nell’aprile del 2007 comincia l’avventura del Blog Generacion Y, definito come «un esercizio di codardia», perché è uno spazio telematico dove può dire quello che è vietato sostenere nella vita di tutti i giorni. Vive all’Avana insieme al giornalista Reinaldo Escobar. Oggi esce in Italia (pubblicato da Rizzoli) il suo libro, Cuba Libre, vivere e scrivere all’Avana.


minigiornale

Sappiamo che il tuo blog vive solo all’estero. Da Cuba non puoi leggerlo ma continui ad aggiornarlo. Come fai?
«Dal marzo del 2008 il governo impedisce l’accesso a tutto il portale Desdecuba – dove è inserito il mio blog – dai cyber caffè, dagli hotel, dai centri di studio e dalla maggior parte delle aziende cubane. Quando è accaduto questo ho pensato che sarebbe stata la fine del mio sito. Tuttavia, attorno al blog era nata una vera comunità virtuale ed è proprio da quella che è nata l’idea di aiutarmi a pubblicare ogni nuovo testo. Grazie alla solidarietà di persone che vivono in diversi paesi, posso inviare i miei post per e-mail e loro si occupano di pubblicarli nella pagina web. Al tempo stesso ho molti amici virtuali che traducono in 14 lingue ciò che scrivo; altri mi inviano, tramite posta elettronica, i commenti dei lettori».

Ma anche a Cuba Internet riesce a essere uno strumento per la libertà di pensiero?
«Per molti anni a Cuba l’informazione è stata monopolio esclusivo dello Stato, ma Internet ha prodotto una crepa nel muro della censura che sembra molto difficile da chiudere. Anche se il Paese ha uno degli indici di connessione più bassi del pianeta, le persone cercano il modo di accedere alle notizie che compaiono in rete. Come abbiamo un mercato nero per gli alimenti, così esiste un rifornimento illegale e alternativo di informazione. Abbiamo imparato a distribuire le pagine web su memory flash e in dischi a migliaia di persone che non sono mai potute entrare su Internet. Con questo identico sistema circolano il mio blog e altri siti realizzati sull’isola».

Raúl Castro e Obama sono i leader del presente. Con loro la storia può cambiare?
«Sono convinta che Obama sia un leader del presente, ma Raúl Castro per me rappresenta il passato. È un uomo che ha ereditato il potere per diritto di sangue e sta tentando di mantenerlo senza compiere cambiamenti significativi. Mi rattrista che i cubani abbiano riposto le loro speranze in ciò che può fare il presidente nordamericano, nella influenza che potrà avere su Cuba. Questo significa che la gente qui si rende conto che dall’interno non è possibile arrivare a delle riforme. E purtroppo la società civile cubana è troppo frammentata e censurata per aver la forza di abbattere il muro».


Yoany Sanchez

Da qualche tempo il tuo blog è tradotto anche in italiano (http://desdecuba.com/generaciony_it) e ha sempre più lettori. Allo stesso tempo qui non mancano ammiratori del regime castrista. Che cosa ne pensi?
«So che da voi molte persone applaudono ogni azione del governo cubano. Per loro questo è un paradiso dove regnano l’eguaglianza e la speranza. Mi spiace deluderli, ma non è così. Credo che persino molti di coloro che pensano che noi cubani abitiamo nel miglior sistema possibile, non sopporterebbero due settimane di code, mercato razionato e proibizioni. Il grande problema è che molti di coloro che sostengono l’attuale situazione cubana, vengono qui solo come turisti e da un hotel sembra tutto molto gradevole. Raccomando loro di fermarsi a vivere come cubani».

A Cuba esiste un movimento di opinione che si batte per il cambiamento?
«Mi piacerebbe pensare di sì, ma ancora la gente sta molto attenta a dire in pubblico ciò che pensa realmente. Solo nelle case e tra amici si ascolta la verità. Negli ultimi due anni però la situazione è cambiata più che nei decenni passati. L’assenza di Fidel Castro ha significato la fine di un’ipnosi collettiva prodotta dalla sua figura. Dal giorno in cui il grande ipnotizzatore non ha più potuto prendere il microfono e fare un discorso di tre ore, la gente ha cominciato lentamente a risvegliarsi e a parlare».

Cosa credi che succederà il giorno della morte di Fidel?
«Se mi avessero fatto questa domanda tre anni fa, avrei detto che sarebbe cambiato tutto. Nel tempo trascorso da quel 31 luglio 2006 – quando è stata annunciata la sua malattia – fino a oggi, il governo si è dato da fare per preparare i cittadini alla notizia della sua morte. Abbiamo visto spegnersi la figura dell’”invincibile” Comandante, come in uno di quei film dove il protagonista si allontana fino a perdersi dalla vista. E ora sono in molti a pensare che sia già morto e che abbia perso molta importanza nella vita politica del paese. Nonostante tutto, alla scomparsa del simbolo, molti cubani penseranno che è terminata un’epoca. Alcuni si sentiranno sollevati e forse le vendite di rum andranno alle stelle , mentre altri piangeranno davanti alle telecamere. Entrerà nel nostro passato e un giorno quando i miei nipoti mi sentiranno parlare di Fidel Castro, non sapranno se si trattava di un politico, di una stella della musica tradizionale o di un giocatore di baseball. Quel giorno, sentirò che finalmente avremo superato il suo enorme peso verde olivo sulle nostre vite».

di Gordiano Lupi (ha collaborato Fabio Izzo)

Fonte:
http://www.liberolibro.it

Torna su


Cuba Libre CUBA LIBRE!
Il paradiso della movida è qui


Descrizione (Clicca sulla barra per leggere o chiudere)

Chiunque abbia già fatto un viaggio a L’Havana, Varadero, Cayo Largo e nelle località più famose dell'isola non potrà non essere rimasto affascinato dalla fatiscenza dei palazzi della capitale, dall'andirivieni di automobili Anni Sessanta color pastello, dai carri collettivi che trasportano persone da una parte all’altra dell'isola.




Cuba linda
, di domari59

Cuba è una meta ricca di fascino che, se non avete ancora avuto l'occasione di visitare, vi consigliamo di fare al più presto. Le coste offrono un mare cristallino e lunghe spiagge bianche. Tra le mete più gettonate c'è Varadero, raggiungibile con voli diretti dall'Italia. Non è la più bella destinazione cubana, ma molto meglio della nostra Riviera romagnola. Il mare è meraviglioso e pure le spiagge, che sono le più ampie del Paese. Qui sono concentrati tantissimi hotel, resort e villaggi turisici che, però, rovinano un po' il panorama.


Auto

Chi ha voglia di lidi deserti, deve spostarsi dall'altra parte dell'isola, verso Isla de la Juventud che comprende uno dei più importanti arcipelaghi di Cuba. Composto da 350 piccole isole e cayos, le più estese sono Juventud, Cayo Largo del Sur, Cayo del Rosario e Cayo Cantiles.


Playas del Este

È una parte dei Caraibi caratterizzata da natura vergine, belle spiagge sabbiose custodite da mangrovie e fondali in cui abitano spugne, crostacei e pesci multicolori. Cayo Largo si estende per 25 km e sono cinque le spiagge di finissima sabbia bianca che prendono il nome di Lindamar, Tortuga, Blanca, Los Cocos e Sirena. Qui vivono tartarughe che depongono le uova nella sabbia, gabbiani, pellicani e altre specie tropicali, tra fitte foreste di palme di miraguano, uvas caletas - dette anche uve della spiaggia - e palme da cocco.


Cattedrale Havana

Nel centro-est di Cuba si trova un'altra località turistica piuttosto apprezzata: Camagüey. Oltre cento chilometri di spiagge e un ambiente che, con la sua vegetazione, offre favolosi panorami tropicali. Il centro storico di Camagüey è quello che meglio conserva l’atmosfera e l’architettura coloniale.


Cayo Largo

A due passi si trova Santa Lucia, una lingua di terra lunga 21 km con sabbia bianca e fina, che penetra nelle trasparenti e tranquille acque del mare in leggera pendenza. È una delle migliori spiagge di Cuba. A sud-est, infine, si trova Playa Guardalavaca. Migliaia di turisti sono attratti dalle sue calde acque. Il contrasto tra il verde della vegetazione, l’azzurro del mare e il candore della sabbia crea uno spettacolo degno di essere visto. I fondali sono i migliori per le immersioni.

Fonte:
http://viaggi.virgilio.it/reportage/america_centro/cuba.html?pmk=viarepprod

Torna su


Piña Colada PIÑA COLADA

Descrizione (Clicca sulla barra per leggere o chiudere)

Esistono diverse versioni circa l'origine di questa bevanda. Alcune testimonianze parlano di "bevande a base di ananas e rum", ma senza il latte di cocco, già dagli anni '20.

Un riferimento iniziale ad una bevanda chiamata Piña Colada composta da rum, noce di cocco e ananas, si trova nell'edizione del 16 aprile 1950 del New York Times: «I cocktails delle Indie Occidentali variano dal famoso punch al rum della Martinica alla pina colada di Cuba (rum, ananas e latte di cocco). A Key West ci sono numerosi swizzles al lime e punch, e gli abitanti di Grenada usano noce moscata nei loro drink al rum.» (New York Times, 16 aprile 1950)


Pina Colada 1

Un'altra versione riconosce il Piña Colada come bevanda tipica di Porto Rico, paese dove si dice sia stato creato per la prima volta nel 1963 da Don Ramon Portas Mingot, che tentando di ideare un cocktail originale a base di frutta, preparò il primo Piña Colada. Nella Vecchia San Juan c'è una targhetta commemorativa in marmo per ricordare questo evento.

Targa

È probabile quindi che in buona parte dei Caraibi, già dagli anni '50, si fosse a conoscenza di questo tipo di bevanda, chiamata semplicemente "ananas colata", ma fu nel 1963 che essa venne ufficializzata col nome di Piña Colada e assunta come bevenda nazionale portoricana.

La Piña Colada è un cocktail molto gustoso ed è apprezzato dal pubblico femminile perchè risulta essere una bibita dolce, cremosa e poco alcolica. Deve avere un colore bianco latte, essere abbastanza densa ed emanare il profumo del cocco e dell’ananas.


Pina Colada 2

Ingredienti e preparazione
La preparazione è molto semplice e come ingredienti servono 2 o 3 spicchi di ananas, latte di cocco e rum oltre chiaramente al ghiaccio.

- 2/10 di latte di cocco;
- 3/10 di rum bianco;
- 5/10 di succo di ananas;

Prendete la campana del blander e mettete all’interno 7 o 8 cubetti di ghiaccio, aggiungete 2 o 3 spicchi di ananas sbucciata, questo servirà a non formare troppa schiuma durante la frullatura, mettete poi il rum bianco e il succo di ananas.


Pina Colada 4

Frullate il tutto per circa 10 secondi ed avete finito. Versate il contenuto cremoso in una coppa tulipano sciancrato oppure in un tulipano semplice a stelo corto. Decorate il bicchiere con uno spicchio di ananas ed una ciliegina al maraschino.

(Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.)

Torna su


Tostones TOSTONES / PLATANOS FRITOS

Descrizione (Clicca sulla barra per leggere o chiudere)

Il platano, così chiamato in america latina, è della famiglia delle banane, dalla foglia più sottile, dal fiore molto più allungato e dal frutto più grosso.


Platano1

Si cucina diversamente a seconda del grado di maturazione e dalla colorazione raggiunta (dal bianco al giallo scuro fino al rosso): lessato, nelle minestre, schiacciato a mo' di puré o, come nel caso dei "tostones", fritto. Con il "maduro", cioè con il platano maturo si preparano i dolci.

Mettendo in tavola un piatto di "tostones" assaggerete un pezzo di caraibi. Non saranno la cosa piu dietetica del mondo ma sono squisiti e uno tira l'altro.


Platano2

Ingredienti per 4 persone:
- 4 Banane verdi (Platanos)
- Acqua
- Sale
- Olio per friggere
- Olio di oliva
- 4 Spicchi di aglio tritato
- Succo di 1 limone

Preparazione:
Tagliare le banane con ancora la buccia in pezzi da 3 cm. Non tagliatele diagonalmente, bensi ben dritte (per intenderci: la base dei cilindri ricavati dovrá essere rotonda non ovale). Incidere i pezzi di banana con un coltellino in modo da togliere la buccia che risulterá molto dura e attaccata alla polpa, dopodichè mettere le banane in una ciotola piena d'acqua leggermente salata per una ventina di minuti.


Platano4

Successivamente mettere le banane in olio ben caldo, dovranno cuocersi dentro quindi la temperatura non deve essere eccessivamente alta in modo che non si brucino fuori. Lasciar cuocere 8/9 minuti, o fino a quando non abbiano un colore leggermente dorato, quindi appoggiarli su carta assorbente.

Con il fondo di un bicchiere schiacciare i cilindri ottenendone dei dischi, quindi reimmergerli nell'olio per ulteriori 10 minuti. I dischi dovranno assumere un colore un po' piú dorato e ottenere una consistenza abbastanza croccante, ma attenzione: dentro dovranno mantenersi morbidi, quindi l'olio non dovrá essere eccessivamente caldo.


Platano3

Servire con sale e mettendo a parte una salsina ottenuta frullando 1/3 di bicchiere di olio di oliva con l'aglio tritato e il succo di un limone.

Torna su


Vita da Jinetera VITA DA JINETERA
di Alejandro Torreguitart Ruiz

Recensione (Clicca sulla barra per leggere o chiudere)

Vita da Jinetera

Titolo: Vita da jinetera
Autore: Alejandro Torreguitart Ruiz
Traduzione: Gordiano Lupi
Editore: Il Foglio
Data di pubblicazione: 2005

Un romanzo erotico sconvolgente e conturbante. Un libro che si legge come un racconto a fumetti e che guida il lettore alla scoperta della magia delle notti avanere. Donne bellissime dalle forme abbondanti e dalle curve sinuose che abbordano uomini sul lungomare. Cuba e i sogni infranti. Cuba e il ballo. Cuba e il rum. Cuba e le notti di sesso. Un giovane cubano ci racconta la vita di una jinetera, una prostituta per turisti, attraverso le sue avventure sessuali in una città cadente e rassegnata alla sconfitta.

 


Gordiano Lupi presenta lo scrittore cubano

Alejandro Torreguitart Ruiz (L’Avana, 1979) esordisce in Italia con Machi di carta - confessioni di un omosessuale (Stampa Alternativa, 2003), definito un delicato e intenso romanzo di formazione da Mario Fortunato su L’Espresso. Seguono La Marina del mio passato (Nonsoloparole, 2004), Vita da jinetera (Il Foglio, 2005), Cuba particular - Sesso all’Avana (Stanpa Alternativa, 2007) e Adiós Fidel - All’Avana senza un cazzo da fare (Racconti 2003 - 2008) (Il Foglio, 2008). Tra gli inediti citiamo il romanzo fantapolitico Mr. Hyde all’Avana e la biografia romanzata Un uomo chiamato Che Guevara. Alcuni racconti di impronta politico-esistenziale sono stati pubblicati da quotidiani e riviste. Tra questi: Il Tirreno, Il Messaggero, La Comune, Container, Progetto Babele, L’Ostile e Happy Boys. Gordiano Lupi è il traduttore e il titolare per lo sfruttamento dei diritti sulle sue opere in Italia e per l’Europa.

http://www.infol.it/lupi/

 


La rassegnazione di un popolo
di R. Montagnoli

Juliana è una bella ragazza che vive con la madre e con il figlio Daglis, avuto da un marito tanto desiderato prima, quanto odiato poi per la sua violenza e da cui è fuggita.
Una situazione, quindi, quasi normale, se non fosse per il fatto che, per vivere, fa la jinetera, né più né meno che la nostra prostituta.
Ovviamente, non è una vocazione, ma una necessità quella di esercitare il mestiere più vecchio del mondo per poter mantenere la famiglia, per crescere il figlio, per farlo studiare nella speranza che un giorno, lui, si trovi in una Cuba diversa dall'attuale, dove un popolo è costretto ad arrangiarsi per mettere qualche cosa in tavola.

In pratica il romanzo è costituito dal racconto che fa Juliana della sua vita, fra episodi passati e presenti, ed è lei a parlare in prima persona, a narrare fatti e vicende all'autore che si è messo in testa di scrivere la sua storia.
L'escamotage dell'io narrante del protagonista e della presenza dello scrittore quale personaggio non è nuovo, ma nel caso specifico è reso con straordinaria abilità, conferendo alla vicenda un realismo quasi palpabile.

Juliana non è una figura negativa e non è nemmeno un'eroina, ma rappresenta la tragedia di un normale essere umano costretto a fare una vita che sicuramente, se i presupposti fossero stati diversi, non avrebbe nemmeno immaginato.
E così ci sono racconti di amplessi senza amore, di incontri occasionali che si rivelano poi delle colossali fregature, ma in un'atmosfera stanca, senza palpiti, perchè in assenza di speranze per l'avvenire Juliana accetta, accetta tutto come i normali incerti del mestiere.
Eppure è una donna viva, che ama il figlio, che saprebbe anche amare un uomo che non c'è, che sa accontentarsi di quelle piccole gioie che la vita, quella vita, può dare.

Fra queste ci sono anche i colloqui con Alejandro, lo scrittore, quasi una sorta di confessione liberatoria, perché lei ama parlare, ma soprattutto ama essere ascoltata, desidera che le sue parole assumano il significato di una piccola ribellione a un potere che la sovrasta e che solo pretende da lei, sia che si tratti del regime, sia che siano gli uomini dei suoi incontri, perché ha ancora una dignità, svilita certamente, ma non tanto da non riuscire a comprendere che gli inermi, gli indifesi sono sempre in balia dei più forti.
In questo senso penso che l'autore sia ben riuscito a rendere la rassegnata desolazione di un popolo che, perdendo l'oggi, non vede il domani.
Da leggere per comprendere la realtà di Cuba.

R. Montagnoli, 29/10/2008

TORNA SU


CubaLibre IL CUBA LIBRE

Descrizione (Clicca sulla barra per leggere o chiudere)

Il Cuba libre è un cocktail appartenente alla categoria dei long drinks a base di rum e Cola, molto richiesto al banco.

Deve il suo nome all'isola di Cuba, ma sulla sua nascita sono state fatte molte ipotesi. Una di esse afferma che il Cuba Libre nacque per festeggiare l'indipendenza di Cuba dalla Spagna, ottenuta con l'aiuto degli Stati Uniti: un barman cubano unì la Coca Cola (prodotto tipico degli USA) al rum (prodotto tipico cubano) per unire simbolicamente le due nazioni. In origine il Cuba libre era un Daiquiri allungato con Cola. In seguito ha assunto una versione più semplice.

Un'altra versione indica nel titolo del giornale rivoluzionario "Cuba Libre" fondato nel 1928 da Julio Antonio Mella, l'origine del nome del cocktail.

CubLibre1

Ingredienti e preparazione:
* 4/10 di rum ambrato
* 6/10 di Coca-Cola
* Miscelare delicatamente
* Da servire in un tumbler alto colmo di ghiaccio e guarnire con una fetta di lime

CubaLibre2

Alcune possibili varianti:
* Cuba libre pestato, con l'aggiunta di mezzo lime tagliato in quattro parti e un cucchiaio di zucchero di canna
* Cuba libre cubano, con 3/4 once di rum ambrato e l'aggiunta dello sweet'n'sour.
* Cuba libre al limone, con 30 ml rum, 20 ml succo di limone e 150 ml di Coca-Cola.

Alcuni barman ritengono apprezzabile l'aggiunta di 1 o 2 gocce di angostura prima della miscelazione.

Nella preparazione del Cuba libre pestato l'aggiunta dello zucchero di canna e la necessità di integrarlo agli altri ingredienti con una miscelazione più marcata contribuisce a diminuire l'effervescenza e a modificare la dolcezza del cocktail, motivo per cui alcuni barman la ritengono una preparazione non ottimale.

(Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.)

Tornasu


Congris 150 IL SANCOCHO DE GALLINA

Descrizione (Clicca sulla barra per leggere o chiudere)

In genere la cucina caraibica è pittosto speziata e saporita ed il “Sancocho” non fa eccezione.
É una zuppa tradizionale, spesso considerata uno stufato, soggetta ad innumerevoli varianti in quanto si tratta di un diffuso piatto popolare.
Il “Sancocho” consiste di solito di grandi pezzi di carne e verdure serviti in un brodo e lo si può trovare nelle isole Canarie della Spagna, Colombia, Panama, Argentina, Venezuela, Repubblica Dominicana e Porto Rico.

sancocho2

Nelle isole Canarie il piatto è chiamato “Sancocho Canario” ed è solitamente a base di pesce cucinato intero.

Nei Caraibi, il “Sancocho” è considerato un piatto abbastanza rustico. Gli ingredienti di solito comprendono pollo, pesce, platani, yuca, cilantro, mais e patate. Se è a base di pollo è chiamato “Sancocho de Gallina”.

In Colombia, il “Sancocho” è fatto con quasi qualsiasi tipo di carne, patate, yuca e altre verdure a seconda della regione.

sancocho3

Nella Repubblica Dominicana vi è una variante chiamata “Sancocho Cruzado” o “Sancocho de Siete Carnes” che comprende carne di pollo, manzo e maiale insieme ad altri tipi di carne. Rappresenta le sette isole dell'arcipelago delle Isole Canarie.
Nella Repubblica Dominicana è usato anche un tipo di salsiccia di maiale chimata “Longaniza”.

Il “Sancocho de Gallina” è un piatto frequentemente preparato nei fine settimana o nelle occasioni speciali.

sancocho4

Ingredienti per 4 persone:
- 1 Gallina ruspante
- 1 Tazza di cipolla bianca tritata
- 1 Tazza di pomodori maturi sbucciati e tagliati a pezzi
- 3 Cucchiai di margarina
- 1 Cucchiaio di aglio tritato
- 10 Tazze di acqua
- 3 Pannocchie di mais fresco tagliate in 3 parti
- 2 Banane "Platanos" verdi sbucciate e tagliate a pezzi
- 2 Banane rosse (hartones pintones) sbucciate e tagliate a pezzi
- 2 Tuberi di manioca (yuca) sbucciati e tagliati a pezzi
- 6 Patate sbucciate e tagliate a metà
- 3 Cucchiai di coriandolo fresco (cilantro) tritato

sancocho5

Preparazione:
Sistemate la gallina pulita, lavata e tagliata a tocchi e mettetela ad insaporire per 2 ore con metà delle cipolle e dei pomodori.

Soffriggete la metà rimanente in un tegame di coccio insieme alla margarina e all'aglio tritato. Dopo 5 minuti circa, quando il soffritto avrà preso colore, versate l'acqua e portate ad ebollizione. Aggiungete a questo punto la carne, le pannocchie e i platanos.

Quando la carne inizierà ad essere lessa, dopo 45 minuti circa, prelevate le pannocchie che conserverete a parte.

Unite ora al brodo di cottura le banane rosse, la manioca, le patate, aggiustate di sale e pepe. Coprite e proseguite la cottura finché tutti gli ingredienti saranno ben cotti, a questo punto sgranate nel brodo i chicchi di mais e spolverate con il coriandolo fresco prima di servire in tavola.

Ricetta tratta da: http://www.ristoreggio.it

Torna su


Compay COMPAY DE CUBA di Spartaco Santi

Note dell'artista (Clicca sulla barra per leggere o chiudere)

Siamo partiti per Cuba nel marzo del 2008, pensando a questo viaggio senza troppi pregiudizi su ciò che avremmo potuto trovare, senza troppe teorie occidentali sul contesto sociale e sulla storia controversa di quest’isola.

Senza tante aspettative, ci siamo lasciati avvolgere un po’ passivamente dal calore di una cultura così diversa dalla nostra: dalla curiosità delle persone, dalla loro voglia di comunicare e, perché no, dalle loro richieste un po’ insistenti per ottenere qualcosa. Sempre ricordando di essere degli stranieri, dei nuovi invasori abbiamo cercato di rispettare le abitudini, i ritmi, l’atmosfera e l’anima di quella terra.

La fotografia è stata un’attività di sottofondo, apparentemente istintiva, non invadente, che però ci ha permesso di agire in maniera reattiva a quello che si incontrava, che fosse un tramonto, un paesaggio o una storia da documentare con meraviglia e passione.

La raccolta fotografica “Compay de Cuba” vuole essere una semplice narrazione di situazioni, persone, cultura, storie dentro cui ci siamo fatti portare seguendo l’istinto e il piacere di essere viaggiatori privilegiati.


Spartaco


SPARTACO SANTI nasce nel maggio 1966 a Firenze, da genitori emiliani.
Lavora al CNR come neurobiologo, specializzato in microscopia.
Si interessa di immagine fotografica ripercorrendo tutte le tecniche e i formati disponibili, fino all’attuale digitale.
Autore di reportages sui profughi albanesi e nei territori della Bielorussia contaminati dalle radiazioni, ama ritrarre gli artisti, da quelli di strada, ai cantanti, ai musicisti, durante le loro esibizioni.
Viaggiatore per lavoro e per piacere in Europa e nelle Americhe, ha cercato di utilizzare la fotografia come libero mezzo di espressione.

spartaco.santi@cnr.it

Guarda il servizio fotografico

Torna su


Congris 150 IL CONGRÍS

Descrizione (Clicca sulla barra per leggere o chiudere)

Si dice che la parola congrìs provenga da Haiti e più precisamente dalle parole Congo e Riz (riso in francese).
È un eccellente piatto caraibico adatto per accompagnare la carne. Le prime volte è un po' difficile che venga benissimo, ma dopo qualche prova verrà eccezionale!

Ingredienti:
- 450 gr di riso per insalate di riso
- 250 gr di fagioli neri (frijoles colorados),
- 200 gr di carne grassa di maiale o del lardo a pezzetti
- sale, olio, aglio, cipolla e peperoni.


Congris1

Preparazione:
Si devono mettere per 8 ore circa i fagioli rossi o neri a bagno.
Il giorno successivo, in una pentola a pressione, si ammorbidiscono i fagioli finché punzecchiandoli con una forchetta si schiacciano e non devono essere completamente cotti perché finiranno la cottura assieme al riso.

A parte, in una pentola grande, si soffrigge lentamente il condimento fatto con olio, cipolla, peperoni e pezzi di carne grassa di maiale (grasselli, lardo, pancetta, ecc... Vanno bene anche dei pezzetti d'agnello), sale o meglio un dado.
Si aggiunge il riso e lo si fa soffriggere senz'acqua.
Si aggiungono i fagioli, precedentemente già cotti, con una tazza e mezza d'acqua ogni tazza di riso. L'acqua deve essere quella usata per cuocere i fagioli per dar colore al congrìs.


Congris2

Quindi si versa il tutto nella pentola a pressione, (a Cuba usano la pentola elettrica automatica che è perfetta per il congrìs), seguendo le indicazioni di cottura riportate sulla scatola del riso e si cucina a fuoco lento finché il riso si ammorbidisce senza mescolare o al limite farlo alla fine o a metà cottura e deve rimanere sgranato e non come un risotto.

Da: http://digilander.libero.it/q0/comida/congris.htm

torna su


foto IL DAIQUIRI

Descrizione (Clicca sulla barra per leggere o chiudere)

Il Daiquiri o Daiquirì è un cocktail di origini caraibiche a base di rum, succo di lime e zucchero di canna sciolto (sciroppo di zucchero).
Può essere servito in molti modi e arricchito con succhi di frutta. Famosi sono il Daiquiri alla fragola e alla pesca.
Prende nome da una spiaggia cubana di Santiago dove si trovava una miniera e sembra essere stato inventato nel 1905 da un gruppo di ingegneri americani.
Questo cocktail fu uno dei preferiti dallo scrittore Ernest Hemingway, assieme al Mojito ("My mojito at La Bodeguita, my daiquiri at El Floridita").


Mango
Mango Daiquiri

Ingredienti:
- 6/10 di rum bianco
- 3/10 di succo di lime
- 1/10 sciroppo di zucchero
- cubetti di ghiaccio


Strawberry
Strawberry Daiquiri

Mix: Shaker


Martini
Martini Daiquiri

Bicchiere: Coppetta da cocktail


Peach
Peach Daiquiri

Preparazione: Agitare con cura lo shaker

(Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.)

torna su


Mojito IL MOJITO

Descrizione (Clicca sulla barra per leggere o chiudere)

Il Mojito è un cocktail alcolico a base di rum. L'origine di questa bevanda è cubana. Sarebbe stato ideato dal barman Angelo Martinez, un cubano che gestiva il famoso bar "La Bodeguita del Medio" a l'Avana, del quale si racconta che mescolava il cocktail fino a stancarsi.

Il Mojito, insieme al Daiquiri, era uno dei cocktail preferiti da Ernest Hemingway ("My mojito at La Bodeguita, my daiquiri at El Floridita").


Mojito 2

Il nome Mojito deriva dalla parola voodoo "Mojo" che significa "Incantesimo", il Mojito è dunqe un piccolo incantesimo.

Gli ingredienti del mojito sono: hierba buena (si può usare semplicemente menta), rum chiaro, zucchero di canna bianco, lime e acqua frizzante. Viene servito freddo e ha un gusto decisamente pungente dovuto alla combinazione della freschezza della menta e al gusto molto forte del rum.


Mojito 1

Bisogna tener presente che un mojito servito in inverno potrebbe presentarsi amaro a causa della menta, per questo è importante che la menta sia fresca e che ovviamente tutti gli ingredienti siano di prima qualità. Per questo è preferibile consumare il Mojito in estate, nei mesi in cui la menta è più matura e meno aspra.

Una piccola variante consiste nel mescolare due tipi di rum, il primo chiaro invecchiato da 1 a 3 anni ed il secondo ambrato invecchiato per un periodo che va dai 7 anni in su.


Mojito 3

Ingredienti:
- 2 cucchiaini di zucchero di canna
- succo di 1/5 Lime (senza la schiacciare la buccia, perché renderebbe il tutto amaro).
- 4/5 rum cubano bianco
- foglie di menta
- soda water (se si vuole allungarlo)

Mix: Mixing Glass

Bicchiere: Tumbler

Preparazione:
Le foglie di menta vanno pestate con lo zucchero di canna.
I rametti vanno schiacciati contro il lato del bicchiere per farne uscire l'aroma. Pestarci anche il succo di lime.
Riempire il bicchiere di ghiaccio.
Questo cocktail può essere fatto "alla cubana" o "all'europea". I cubani riempiono il bicchiere di ghiaccio a pezzi grandi o cubetti, mentre gli europei mettono il ghiaccio tritato fino a riempire il bicchiere.
Aggiungere il rum ed eventualmente la schweppes.
Mescolare circolarmente.
Decorare con un rametto di menta.

(Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.)


torna su
Bandiere animate



In questa sezione raccogliamo materiale di varia natura che fa da cornice al magico mondo latino.

Ricette, drink, libri, report di viaggi, servizi fotografici... di tutto insomma, in rigoroso ordine casuale.

home   |   chi siamo   |   corsi   |   serate   |   tiziano r dj   |   foto   |   musica buena   |   pillole   |   ci penso su   |   comer, beber y gozar   |   link   |   contatti   |   collabora con noi   |   non solo salsa

salsadentro in giro