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Tiziano r dj

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Tizio LA GIUSTA VIA DI MEZZO

Tratto dal forum di Balli Latini
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Curiosando in rete, mi sono imbattuto in questo commento postato nel forum del sito Balli Latini. Purtroppo non ne conosco l'autore, chi lo ha pubblicato ha dichiarato di averlo a sua volta copiato-incollato da un post di un amico pubblicato su FaceBook.
Sono particolarmente sensibile a questo argomento, visto che io stesso mi sono scontrato con le scellerate opinioni di alcuni addetti ai lavori, favolosi "piroettatori" sulla pista da ballo ma scarsamente dotati in quanto a gusto e varietà musicale, arrogantemente convinti che il loro "gusto" sia rappresentativo per la maggioranza e raramente disposti a mettere in dubbio le proprie "certezze".

Ecco quindi che mi trovo a condividere talmente quanto scritto che non ho potuto fare a meno di pubblicarlo a mia volta.
Per non creare sterili "turbamenti" ho volutamente omesso di trascrivere un riferimento ad un autore, fatto salvo questa scelta e qualche "inezia" alla punteggiatura, il testo compare integralmente.

Viva tutta la musica, purché sia "buena"!

Tiziano R dj



Tratto dal forum del sito www.ballilatini.it

"Sul tema, questo è quello che ha scritto un mio amico su FACEBOOK.

"In teoria per quello che faccio dovrei stare zitto e sorridere a tutti ma per l'amore che ho verso questa musica non ce la faccio.
Sono stanco di beccarmi serate dove si mette al 90% "merdatón" e poi, se dico che non ballo perché non mi piace la musica, sentirmi dire che il problema sono io.
Questo perché mi dicono: "la gente che ha appena cominciato vuole questo".

"Ma porca puttana, cosa cazzo vuoi che gliene freghi a uno che ha appena cominciato di che musica gli metti o che musica và nell'ambiente: ha iniziato per lo stesso motivo di tutti, socializzare e divertirsi, la musica è l'ultimo dei pensieri suoi!
Se metti musica di merda alle serate fai solo un torto a chi piace la musica e ai musicisti che da anni cercano di vivere suonando vera musica (avendo studiato con gavetta al seguito). Non fai un favore a nessuno, se non a qualche "fenomeno della musica" che col programmino del computer giusto si farà i soldi coi diritti SIAE!

"E l'altro problema è il mio preferito, un tabù da sfatare: tu balli New York Style = a te piace solo la portoricana ed è per quello che ti fa schifo la cubana.
Ma Santa Virgen de la ignoranza!!! A me piace tutta la musica latina buona, cubana, portoricana, colombiana, newyorchese, venezuelana, peruviana ecc. e la ballo tutta! La ballo col mio stile, punto.
Perchè, aprite bene le orecchie "ogni salsa e i suoi artisti hanno una origine", ma questo non significa che deve essere ballata per forza con uno stile, perché altrimenti i cubani non potrebbero ballare Marc Anthony e i portoricani Manolito?!?!
La salsa uno la deve ballare come vuole, l'importante è ascoltarla e cercare di interpretarla al meglio insieme al partner!

"Caro italiano, non sentirti più cubano perché hai le braghe larghe, la canotta e ti piace il raggeatón. I cubani veri sappi che ti reputano ridicolo e a loro piace il reggeatón davvero perché per 50 anni hanno dovuto ascoltare solo musica legata alle loro tradizioni e soprattutto non hanno scelto di iniziare a ballare per i tuoi stessi motivi...!
Se il raggeatón sostituirà la salsa (ballo di coppia) nelle serate latine, voglio vedere se continuerà a piacerti così tanto e come faranno tutti sti maestri di ballo a tirare avanti con tutti i loro corsi e figure.

"E ancora tu caro italiano, non sentirti più portoricano perché balli con un po' di portamento ecc... I portoricani quando ci vedono ballare ci sfottono per il nostro stile e a Portorico il "merdatón" va tanto quanto a Cuba!

"E sempre tu caro italiano, mi spieghi come faccio a ballare le salse peruviane, dominicane o venezuelane se ho uno stile e basta?!?! Sai come le ballo? Come cazzo ne ho voglia!
Una volta ballavano portorico su tutto e facevano ruedas su Oscar d'Leon, o cubano su Jimmy Bosh. Non stavano sbagliando! State sbagliando voi che cercate il motivo o il difetto di ballare in un certo modo o in un altro!

"Questa parentesi era per spiegare che io ho i miei gusti, ma non sono di parte musicalmente per il mio stile.
Io adoro la timba buona, sono un fan dei VanVan, ma mettere a confronto il salsatón o la salsaMac con la storia della musica cubana è come dire: la merda e il cioccolato.
Cuba ha sfornato una valanga di musica ottima, ma non la si sente quasi mai. Io è una vita che non sento Benny Moré o il Buena Vista Social Club in serata! Perché chi ama la "cubana" non si lamenta di questo?

"Poi, i social sono per appassionati di alcune tipologie e epoche musicali, ma le serate dovrebbero essere per tutti.
Per favore!!!! Fate serate di musica da tutto il Caribe e Americhe in generale ma soprattutto di tutte le epoche!!! Poi se ci finisce un "merdatón" o 2 in una serata non danno fastidio, amen!
Quindi se non ballo è perché mi fa schifo la musica proposta, oppure perché stanco morto, altrimenti chi mi conosce sa che ballo anche da solo in un angolo, se mi piace la musica.
E stasera mi son girati i coglioni più delle orecchie!
Dopo questo sfogo assolutamente inutile che non porta assolutamente a niente: buonanotte a tutti!
W la musica latina!

Giuly da scuràn

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Tizio MA MIXARE LA SALSA È NECESSARIO?

di Tiziano
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Ragazzi, non c'è pace tra gli ulivi, il mondo salsero pare afflitto da una maledizione che lo vuole diviso.
Non bastava la contrapposizione tra "cubanisti" e "linearisti" sfociata in una tristissima separazione delle sale ed ulteriormente acuita dalla nascita della terza sala, quella destinata a bachata e reggaetón, ora il popolo salsero si sta chiedendo se sia opportuno o meno il mixaggio nella salsa.

Alcuni sostengono che il mix sia un fastidioso "accessorio" introdotto da quei dj's che provengono dal mondo della disco dance, altri fanno notare come alcuni tra i dj's che preferiscono non utilizzarlo, in realtà non saprebbero nemmeno farlo, affermazioni vere entrambe.

La mia opinione in proposito è abbastanza articolata, ovvero un buon dj deve saper operare la scelta più opportuna in funzione della musica proposta e della pista.
A mio parere un buon mixaggio consente al dj di creare una lunga e gradevole "onda sonora" senza soluzione di continuità che gli consente di proporre una discreta varietà musicale senza mai "spezzare" il ritmo del ballo.

Fondamentalmente è molto più semplice lasciare sfumare i brani perché la "continuità musicale" tra un brano e l'altro, anche se sarebbe comunque necessaria, non è indispensabile, mentre quando si mixa per ottenere un risultato ottimale è fondamentale che i brani che si sovrappongono siano "compatibili" tra loro.
Generare una scaletta "varia" mixando quindi è assai più complicato e questo aspetto sfocia frequentemente in scalette ripetitive, rassicuranti. Il dj sa che quella sequenza funziona e la ripropone quasi identica, al punto tale che spesso "si sa cosa viene dopo". Sembrerebbe un aspetto negativo (e secondo me ovviamente lo è...) tuttavia occorre osservare anche come l'effetto "disco preparato" sia riscontrabile proprio nelle sale più affollate, evidentemente la scaletta conosciuta e "rassicurante" è gradita anche dal ballerino medio.

In generale preferisco mixare quando i brani lo consentono e non mixare quando, per esempio, si rende necessario un repentino cambio di direzione (estremizzando a puro scopo esemplificativo: un passaggio tra timba e salsa dura) dove il mixaggio sarebbe una ovvia "forzatura". Ma ci sono tanti casi per cui è impossibile farne una regola generale: ci sono brani con intro o finali che è "delittuoso" tagliare (spesso nella salsa classica, ma non solo), mentre altri sembrano fatti apposta per il mix (e forse lo sono, soprattutto se penso alle produzioni di dj come Francisco Rojos o Berna Jam).

Certo è che il mix vuole buono, naturalmente deve essere a tempo e mi infastidiscono gli "effetti" che alcuni dj's sembrano amare perché troppo mi ricordano la discoteca ed "offendono" la lirica della salsa. Per buon mixaggio intendo la capacità del dj di individuare i momenti migliori per sovrapporre i due brani senza tuttavia evirarli e di generare una continuità musicale tale da minimizzare la percezione fine/inizio brano.

Ma l'aspetto fondamentale di tutto questo non è meramente "tecnico": il dj, una volta riempita la pista con il solito "tormentone", attraverso la "continuità" generata dal mixaggio ha la possibilità di proporre "varietà" sfruttando la pista piena. Questo per me è un buon dj, nel senso non colui che mixa ma colui che osa, ovvero il dj che propone varietà alla pista e che non si limita a "passare" solo le hits più rassicuranti, il dj che utilizza il mix quale mezzo per proporre novità e "musica buena", quello che è in grado di passare attraverso i vari generi musicali con scalette sempre diverse senza che la pista lo avverta in modo "ruvido".
Ho rispetto per quei dj che sanno fare questo, o meglio, che hanno il "coraggio" di farlo. Eeh si, perché serve coraggio per proporre varietà musicale quando il pubblico sembra gradire, per esempio, solo musica commercial-cubana, ma questo è un sintomo che denota la mancanza di "cultura musicale", frutto di scuole o insegnanti musicalmente poco "avveduti", un aspetto questo che andrebbe sviluppato a parte: "l'ignoranza genera mostri" ed il dj spesso ne paga le conseguenze se non addirittura ne prende le colpe, ma come dicevo, non è questo il tema che stiamo trattando ora, torniamo al mixaggio.

Ascolto ottimi dj's dotati di tecnica di mix invidiabile ma rassegnati a proposte musicali banali, altri che "ma chi ce lo ha messo dietro la consolle", passadischi che mixano male, nemmeno a tempo, ma ciò che è peggio è che fanno scalette senza "logica". Magari propongono anche musica buona (a dire il vero questi raramente lo fanno) ma non costruiscono una "onda sonora" accettabile. Con questi personaggi un bailadores "non entra mai in serata". Hanno ottenuto una consolle per meriti diversi da quelli professionali, forse sono buoni pr o forse altro. Il mondo della salsa purtroppo è anche questo.

C'è differenza tra un "selezionatore di musica" ed un dj: indipendentemente dal mixaggio il secondo si deve anche preoccupare che la sequenza funzioni, che le velocità siano coerenti con la pista, che le proposte musicali siano variegate e mai monotone.
Deve quindi creare al momento e con fantasia diverse "onde sonore" per poi collocarle opportunamente e con arguzia nei vari momenti della serata stessa, inizio, centro e fine, tutte scelte che determinano la differenza tra una bella ed una brutta performance. Guai a chi pensa che sia sufficiente proporre bella musica per fare una buona serata, senza parlare di quelli che poi la buona musica non sanno neppure dove sta di casa, che la musica non la conoscono e che con 10 compilation fanno la serata, questi che mixino o non mixino non fa differenza...

Per tornare al tema, il mix non è indispensabile e ci sono casi in cui è addirittura sconsigliabile e comunque una buona serata non dipende dalla scelta "mix si o mix no". Il mixaggio è solo uno "strumento" nelle mani del dj che gli consente di ottenere dei risultati e che rappresenta soltanto un frammento di pochi secondi tra due brani di 4 o 5 minuti. Va da se che un buon mixaggio di due brani "sbagliati" per la circostanza non risolve la serata, molto meglio un mixaggio così così o niente addirittura ma una scelta azzeccata della scaletta musicale.

L'ultima considerazione rasenta la banalità: il dj che possiede la tecnica di mixaggio può decidere di non mixare se lo vuole, mentre il contrario non è possibile e questo qualche dubbio sulla reale motivazione che ha indotto la scelta di alcuni dj lo fa venire anche a me...

Tiziano R dj

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Enzo Conte ESISTE UNA MUSICA PER BALLARE PORTORICANO ED UNA PER BALLARE CUBANO?

di Enzo Conte
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ESISTE UNA MUSICA PER BALLARE PORTORICANO ED UNA PER BALLARE CUBANO?

Una delle leggende metropolitane che divide sempre di più gli appassionati della salsa è che "esiste una musica per ballare portoricano ed una per ballare cubano". Posso capire che uno preferisca un genere piuttosto che un altro, ma si tratta di una convinzione che non corrisponde affatto alla realtà. Basterebbe andare in giro per il mondo per accorgersene. Per scoprire, ad esempio, che i cubani ballano volentieri sulle note della musica portoricana (al punto che Mark Anthony è uno dei loro idoli) e che i portoricani adorano cimentarsi con i ritmi cubani (al punto che i Van Van, quando vanno nell'isla del encanto, fanno sempre il tutto esaurito).

Se è vero che salsa e timba sono due generi musicali con delle caratteristiche diverse, è altrettanto vero che la bravura del ballerino sta proprio nella capacità di "adattare il proprio stile a qualsiasi tipo di musica"...

In Italia il rapporto con la musica afro-latino-caraibica viene quasi sempre filtrato attraverso la lente di un ballo che si apprende generalmente in una scuola. Ed è proprio nelle scuole di ballo che si riceve un controproducente "imprinting sonoro" che spesso induce non solo a prediligere un certo tipo di sonorità, ma persino a credere che ci sia un musica da ballare "in linea" e una musica da ballare "in tondo" o in "rueda" (mi viene l'orticaria quando sento questi termini!!!) Si tratta di aberrazioni, figlie della mancanza di una vera cultura salsera ma anche figlie, purtroppo, di interessi commerciali da parte degli stessi maestri, che si dimenticano troppo spesso di spiegare ai loro allievi che "il ballo non ha padroni"...

Guardando poi la cosa da un punto di vista strettamente tecnico, ci accorgeremo che l'interpretazione di un brano non è determinata dalla postura, dalle figure o dalle geometrie di ballo, ma semmai dalla corretta interpretazione del suo andamento ritmico. La cosa veramente difficile da fare è, infatti, saper dare ad ogni brano lo swing adeguato, a prescindere dallo stile con cui lo balliamo.

In fondo cosa significa esattamente "saper leggere un brano musicale"? Significa eseguire correttamente le parti musicali (andare, ad esempio, di rumba, di bomba o di despelote se la musica chiama questi ritmi), essere in grado di azzeccare gli stacchi, le ripartenze come i cambi di ritmo. Il che equivale anche a saper distinguere la parte del son da quella del montuno; la parte del mambo da quella della descarga. Bisogna inoltre avere la capacità di ballare morbido su un brano romantico e con la enfasi adeguata su un brano ritmicamente aggressivo. A quanti di voi invece è capitato di vedere persone andare di rumba su una salsa romantica o fare passi di mambo su un passaggio rumbero (?!?!) ... Attenzione però a non confondere uno spettacolo, in cui bisogna per forza saper leggere un brano, con il ballo sociale, in cui ogni volta più che interpretare un brano si è costretti ad adattare il proprio modo di ballare alle capacità del partner o della partner di turno)...

Ho già lanciato questa discussione su Facebook e mi sono reso conto di come sia difficile scardinare convinzioni ormai radicate. Ma a quelli che, nonostante tutto, continuano ad essere convinti che ad ogni musica corrisponde un certo stile di ballo vorrei chiedere: "Sbagliava allora il grande maestro portoricano Papito Jala Jala quando nelle sue esibizioni qui in Italia (molti se lo ricorderanno) ballava sul brano "Marcando la distancia" di Manolito y su Trabuco?" "Sbagliava il compianto artista cubano Tony Castillo, quando interpretava con le figure del casino un brano romantico come "Como una pelicula" del portoricano Carlos Alberto?" E ancora mi piacerebbe chiedere: "La timba come andrebbe ballata? Con le figure del casino come si fa qui in Italia o in maniera sciolta come fanno a Cuba? Chi sbaglia noi o loro?" In una accezione rigida direi che siamo noi a sbagliare, visto che non abbiamo colto lo spirito originario della timba. In una accezione più flessibile "non sbaglia nessuno" perché il ballo è appunto "una libera interpretazione".... Il che significa che dello stesso brano, ballerini con indole, sensibilità e capacità diverse daranno una interpretazione più congeniale alla loro personalità ma anche al loro retaggio culturale (fenomeno meglio conosciuto come "transculturacion")...

Qual'è il risultato di queste divisioni ideologiche? Che oggi si fa sempre più difficile trovare degli ideali compagni di viaggio. Siamo arrivati finanche al paradosso che molte persone amano la timba ed odiano la salsa e viceversa... quando invece la cosa più logica e sensata sarebbe riuscire ad apprezzare questi due meravigliosi generi nella loro intrinseca bellezza... Io, ad esempio, non ho mai capito perché nelle serate a tema, si pratichi un boicottaggio, una vera e propria discriminazione nei confronti della musica cubana e viceversa... Personalmente (a costo di attirarmi delle antipatie da parte dei timberi e dei salsaduristi ad oltranza) non mi riconosco affatto in questa visione. Ballo volentieri entrambi i generi. Anzi mi sono accorto che mi diverto di più su alcuni brani di timba che su un brano come "Salsa dura" degli Exelencia o sulle sonorità di un certo guaguancò newyorkese. Ma magari lo strano sono io!... Oppure no, visto che girando per locali mi accorgo che persino molti "filo-cubani" preferiscono ballare sulle note di Tito Nieves, Mark Anthony e Gilberto Santarosa, piuttosto che su quelle della Charanga Habanera o su brani di salsatón e timbatón.

Poi alla fine ci sta benissimo che qualcuno non concordi con quanto da me esposto, ma sono sempre disposto al confronto, visto che discutere su certi temi, come riflettere sulle tante storture oggi esistenti, non può che rappresentare per noi tutti un momento di crescita...


Fonte: http://enzoconte.blog.aruba.it/

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Ballerini A SCUOLA DI BALLO:
"MI CI PORTI O VADO DA SOLA?"

di Lux

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Non c'è uomo che prima o poi nella vita non si sia trovato davanti al seguente interrogativo: "Mi ci porti alla scuola di ballo o vado da sola"? Attenzione a non fraintendermi. Chi non avrebbe piacere nel sentirsi dire "Vorrei andare a scuola di salsa". Che bello... e poi dicono che non ci sono più le ragazze di una volta. Mia nonna ne sarebbe orgogliosa e le insegnerebbe volentieri tutti i segreti dell'imbottigliamento e della conservazione dei pelati... Che donna (mi sono trovato!)... Ma svegliatevi!, non è così...

La scuola di ballo è uno degli argomenti di studio più dibattuti in tutti i corsi di sociologia, fisiognomica ossia lo studio della FISIOnomia delle coppie presenti in sala con presentazione incorporata e scambio dei nomi (da cui GNOMICA), ma non esagero se aggiungo pure astrologia e metallurgia, perchè molto spesso la scuola di ballo è l'ultima spiaggia per chi non batte chiodo ormai da anni luce.

I giudizi sulla scuola di ballo si dividono equamente in due macro categorie: c'è chi la trova un'inutile spemuta di palle (quelli che hanno già una compagna bona) e quelli che la considerano una formidabile occasione per approfondire e soddisfare la propria passione: il ballo? Noooooo, la topa!

L'atteggiamento del maschio in una scuola di ballo cambia a seconda dell'appartenenza ad una delle due categorie. C'è quello che pensa... "Ma chi me lo fa fare! La più bella della scuola è la mia... Che sono fesso a fare le permute e magari a me capita di ballare con una cassettiera a sei ante mentre gli allupati si fanno un giro con la mia compagna...?". Si vede che stanno sulla difensiva, sono sospettosi e si scrutano intorno per individuare i principali nemici quanto più rapidamente possibile. Spesso di presentano addirittura in mimetica. L'idea di difendere il territorio diventa quasi un ossessione quando il ballo è succinto e pieno di aderenze (fisiche intendo). É a questo punto che vorrebbero fare un cerchio di piscio intorno alla propria partner per difendere in tutti i modi il territorio.

Viceversa, i ragazzi che non battono chiodo (d'ora in poi i "metallurgici") sono facilmente riconoscibili dal fatto che dopo la prima mezz'ora di corso (utile solo a prendere nota di orari, bonifici e rate varie) sanno già ballare meglio di Tony Manero. Che bastardi! É chiaro!!! É il settantesimo corso di ballo della loro vita!!! Quelli stanno li solo per rimorchiare! Allora fanno finta di ballare un po' male i primi 40 secondi, ma poi fannno vedere di essere i primi della classe per attirare l'attenzione delle loro prede. Si capisce che vorrebbero dire "Guardami dolcezza, questo è ballare... lascia perdere quel tronco di quercia secolare a cui sei avvinghiata adesso".

Anche le signorine possono essere colpite da questa sindrome ma sempre in modo più lieve. Le cassettiere di cui sopra, sopra i cento chili e i 60 anni non possono far statistica. Anzi lasciamole perdere, in questo momento non ci interessa studiare le "Diversamente belle che NON SONO A DISPOSIZIONE" cioè le CESSE che non lo vedono mai.

Ora dobbiamo concentrarci sulle ragazze che ancora hanno qualcosa da dire meglio ancora da mostrare. Quelle che hanno ancora frecce al loro arco, diciamo almeno 2 ("frecce") e belle grosse. Meglio ancora se le mettono bene in mostra. La femmina normodotata non accende mai gli entusiasmi quanto la portatrice sana di ormoni. Quelle camicette traboccanti, sono una ricchezza. Spesso sono correlate da ciondoli ed altri pendenti ornamentali che finiscono distrattamente nel sommerso.

I metallurgici apprezzano tanto chi sbaglia le taglie e a pensarci bene amano pure l'apnea. Il tipo di ballo fa il resto: a seconda dei passi può assecondare qualsiasi contatto "Maschio-inferno di cristallo" oppure "Inferno di cristallo-Maschio" in maniera del tutto lecita, LEGALE, A NORMA DI LEGGE. È quasi d'obbligo che ci sia. Non ci si può tirare indietro. Capite bene che l'atmosfera davanti a tali prospettive d'ingrifamento cambia improvvisamente. A Tony Manero che sino a poco prima fluttuava leggiadro sulla pista sopraggiunge un'improvvisa ventata di rigido ottimismo.

Il momento è TOPICO nel senso anatomico del termine. Lui rompe gli indugi e si attacca ancora di più. Il metallurgico è sfacciato e non si lascia scappare l'occasione per autopromozionarsi strusciandosi sulla malcapitata. Questa è pubblicità ingannevole, lo sappiamo tutti ma... pure inevitabile.

Il povero militare in mimetica, invece si arrabbatta volando di cesso in cesso manco fosse un rappresentante della Richard Ginori. Meglio così... meglio non istigare la gelosia della partner proprio mentre è in mano al nemico. Quelle rare volte che per sbaglio la fortuna gli porge in dono la bella ragazza che sbaglia le taglie allora comincia a fissarla negli occhi manco fosse Bernedette davanti alla Madonna di Lourdes. Non può far vedere che guarda le bocce, anzi non le vorrebbe sfiorare manco col pensiero. Allora viene fuori uno sguardo ancora più da maniaco. Qualcosa che nella testa di lei suona tipo: "Ma che cazzo c'ha da fissarmi sto fesso...?" Allora meglio distogliere lo sguardo di tanto in tanto, guardando distrattamente la contro soffittatura o al massimo il parquet.

L'ultima considerazione va ai maestri di ballo. Non si capisce il perchè ma non vogliono che i propri allievi vadano a ballare insieme a quelli di altre scuole. Per caso, io l'ho scoperto! Va bene il linguaggio globale, va bene un mondo senza distinzioni di razza, cultura e religione, ma quando il maestro di Salsa viene dal Sud Tirolo e si chiama Klaus... qualche dubbio ti viene per forza. Furbino, per quanti mesi ancora pensavi di continuare a spacciare per "Paciata e Palli cuPani" la tua tipica danza tirolese?

Dopo un'ora di "ballo" la lezione è finita ed è tempo di tirare le somme. Avete ballato ininterrottamente con delle cesse sconosciute perdendo di vista dopo un minuto la vostra lei... Durante quell'ora potevate essere ovunque, pure davanti al maxi-schermo del pub di fronte alla scuola a guardarvi la champions... e non se ne sarebbe accorta. Ma vuoi mettere? Quando torna con quel sorrisone dicendo "Divertente vero??? Cosa ti avevo detto? E tu che non volevi manco venire..."


Fonte: www.nonsai.it

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Graziottin1 IL BALLO, FORMIDABILE FATTORE ANTI-ETÀ

Intervista alla Prof.ssa Alessandra Graziottin
Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano

A cura di: Roberta Lupi e Valeria Colangelo (Radio Radio)
Articolo (Clicca sulla barra per leggere o chiudere)

Sintesi dell'intervista e punti chiave

Il ballo è un fondamentale alleato della salute femminile a tutte le età, perché non solo è appassionante e divertente, ma ha anche una straordinaria capacità anti-invecchiamento sul piano fisico, emotivo e mentale. Al punto che negli Stati Uniti è oggi utilizzato come complemento della riabilitazione persino in patologie severe e invalidanti come il morbo di Parkinson.

Se infatti il leggere è l’attività più efficace a livello puramente mentale, il ballo – potente fattore di coesione e identità anche a livello etnico e religioso – è l’attività fisica più completa per contrastare il decadimento legato al passare del tempo: perché mantiene attivo e pronto il cervello, ci inonda di endorfine (le molecole della gioia), protegge cuore e arterie, migliora il tono muscolare, conferisce eleganza e agilità a ogni nostro movimento.

Che cosa succede nel nostro cervello quando balliamo? Quali sono i maggiori benefici per la salute? È vero che il ballo migliora anche la nostra capacità di autodisciplina? E perché è preferibile alla palestra?

In questa intervista illustriamo: - le aree cerebrali attivate dalla danza: i centri della coordinazione motoria, il lobo temporale (cui afferiscono gli stimoli musicali), tutte le aree sensoriali, il lobo limbico – che presiede alle emozioni – e i centri della memoria; - come una musica associata a un momento felice riaccenda in noi non solo quel ricordo, ma anche le emozioni positive che lo accompagnano, con liberazione massiva di endorfine e un potente effetto antidepressivo ed euforizzante; - la capacità del ballo di regalarci un sorriso e rimotivarci a vivere, migliorando la nostra potenza ed eleganza, e richiedendo al tempo stesso disciplina, applicazione, tenacia, rispetto delle regole e del tempo; - i benefici della danza sulla salute: allena con dolcezza il cuore e il sistema cardiovascolare; abbassa la pressione arteriosa, se è elevata per lo stress; mantiene l’agilità articolare e muscolare; contribuisce al mantenimento della densità ossea, contrastando l’osteoporosi; allena la prontezza di riflessi; favorisce la produzione “incrociata” di sostanze trofiche per i muscoli e i nervi; - i vantaggi emotivi, cognitivi e relazionali del ballo rispetto all’attività di palestra, più ripetitiva e molto meno emozionante; - come il ballo di coppia faccia rivivere la liturgia del corteggiamento romantico o giocoso, riproponendo due archetipi del maschile e del femminile – lui che guida e lei che segue, recettiva ma non passiva – oggi repressi dal codice sociale del mondo occidentale; - l’opportunità, se lo si desidera, di regalarsi un corso di ballo anche in tarda età, per ritrovare salute e allegria, e per riaprire il cassetto dei sogni prima che diventino rimpianti.


Audio
Ascolta l'audio completo dell'intervista


Fonte: www.alessandragraziottin.it

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Decalogo LE 10 REGOLE D'ORO

di Tiziano
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Ispirandomi a qualcosa di simile trovato in rete, ne prendo largamente spunto per formulare quelle che per noi sono le 10 regole d'oro per vivere al meglio la magia del ballo. Fatene tesoro, forse non sono "Verità" assolute, ma sicuramente sono dei buoni consigli.


LE 10 REGOLE D'ORO

1. A scuola segui la lezione con attenzione e sii tollerante con chi balla con te se sta faticando più che te ad apprendere. Non dispensare suggerimenti, in particolare se non sono richiesti, perché facilmente non saranno esatti ed otterranno sono l'effetto di metterlo/a in imbarazzo, lascia che sia il maestro a correggere gli eventuali errori, magari richiama la sua attenzione dicendogli che "la tal cosa non ci riesce". Cerca di essere comprensivo/a, le persone hanno tempi di apprendimento diversi come diverse sono le attitudini, inoltre chiunque si sente giudicato rende molto meno di quanto potrebbe!

2. Lascia a casa le malinconie e i problemi e concentrati sulla lezione come se fosse la cosa più importante del mondo, senza tuttavia prenderla troppo sul serio. Sorridi, lasciati contagiare dall'allegria dei compagni di corso e partecipa alla lezione con entusiasmo. Questo atteggiamento non ti servirà per risolvere i problemi che ti affliggono, ma ti aiuterà a dimenticarli per un'ora ed a ricaricare le "batterie".

3. Non ti scoraggiare quando capita che le cose vengono male o se addirittura non ti riescono. Non tutte le sere sono uguali, chiunque a volte può accusare particolare stanchezza e non avere la necessaria concentrazione. Succede a tutti, sappiamo però che quello che non è venuto oggi verrà domani o dopo, ma verrà. Abbi pazienza con te stesso/a, hai tutto il tempo, non c'è nessuna fretta. Quando ti sentirai più in forma chiedi al maestro di rispiegarti quello che non è venuto, è lì per quello.

4. Frequenta le lezioni con regolarità ed otterrai i migliori risultati. Fallo per te ma anche per rispetto nei confronti dei tuoi compagni di corso e, perché no, dei tuoi insegnanti in quanto le tue assenze influiscono negativamente sull'equilibrio della classe e causano un inevitabile "rallentamento" del programma a principale discapito di coloro che invece il corso lo frequentano con serietà ed assiduità.

5. Vai a ballare, esercitati. Se sei principiante e sai fare poche cose non farti intimorire dalla pista piena di "bravissimi", nessuno di loro farà caso a te né si prenderà la briga di giudicarti. Pensa sempre che anche il più bravo di loro ha percorso la tua stessa strada, che un tempo forse neppure troppo lontano si trovava a bordo pista come te, ora, facendo i tuoi stessi pensieri e con i tuoi stessi timori. E se invece sei bravo/a oppure quando lo sarai diventato/a, ricordati di quali e quante difficoltà hai dovuto superare per raggiungere l'attuale sicurezza ed incoraggia chi invece è ancora all'inizio del percorso regalandogli un po' del tuo tempo.

6. Non rifiutare un invito, anche se a rivolgerlo è qualcuno alle prime armi, perché è assai probabile che abbia dovuto fare ricorso a tutto il suo coraggio per rivolgerti la richiesta ed un rifiuto lo/la mortificherebbe. Se sei troppo stanco/a o sudato/a per accettarlo in quel momento, rimanda il ballo a più tardi, magari vai tu a restituire l'invito, sarebbe carino perché così facendo darai un esempio positivo di come si possa e debba vivere il ballo. Ricordati di quando eri tu a fare da tappezzeria agognando un ballo!

7. Non approfittare della gentilezza delle persone, non sono a tua disposizione. In particolare se sei alle prime armi, dopo aver ballato uno o due brani ringrazia il/la tuo/a partner e magari chiedi se più tardi potrete replicare. Una persona gentile sarà felice di accontentarti ed avrai creato i migliori presupposti per tantissimi futuri balli insieme.

8. Poche cose ma fatte bene normalmente sono molto più gradite che un continuo e faticoso frullare senza capo ne coda. Balla col sorriso e se c'è qualcuno che ti osserva, ignoralo. Balla per chi condivide con te quel brano, che ti è complice e partner in quel momento, gioca con lui/lei e dimenticati di chi ti è attorno. Non strafare, mettiti sempre al livello di chi balla con te senza pretendere di più di quanto non sia in grado di fare e se qualcosa non viene o viene male, una bella risata ti aiuterà a non creare inutili imbarazzi. In altre parole... pensa solo a divertirti ed a fare divertire chi balla con te!

9. Comportati bene in pista, in particolare quando è affollata, perché non è solo tua. Ricorda che la pista non è il palcoscenico per i tuoi "show" e la gente non è il tuo pubblico, ma è un comune luogo di incontro e divertimento. Ti succederà di prendere un calcio o una spinta, non arrabbiarti, anche perché potrebbe essere un po' colpa tua, inoltre capiterà anche a te di rifilarne involontariamente qualcuno. In questi casi è sempre opportuno scambiarsi le reciproche scuse con un sorriso. Certo, incontrerai dei maleducati, non metterti al loro livello e se puoi stanne alla larga, tanto si conoscono e riconoscono.

10. Infine non dimenticare mai che a lezione e in sala da ballo avrai dei contatti fisici con persone che conosci poco o nulla, per cui è opportuno fare grande attenzione all'igiene personale ed usare opportuni deodoranti. Anche la scelta dell'abbigliamento è importante. È bene considerare che a lezione e in pista ci si muove, quindi non vestirti troppo "pesante" e privilegia capi in puro cotone che, a contatto con il sudore, non creino cattivi odori. Se hai una sudorazione abbondante, porta con te una maglia di ricambio, il deodorante e fanne uso all'occorrenza. Ne guadagnerai in considerazione!

Buona salsa!

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Tizio LETTERA SUL BALLO E LA MUSICA
AD UN AMICO

di Fabio Bertotto (Sbandao)

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Mio caro amico, mi scrivi chiedendo un consiglio a me, povero bailador, ora che ti appresti a iniziare il percorso per iniziare a ballare.
Non so se sono la persona giusta, ma di certo in anni di esperienza qualcosa ho messo da parte. Ti dirò cose che non so quanto saranno condivise dai tuoi maestri, che non so quanto apprezzerai ora che muovi i primi passi.
Ma spero che le metterai da parte, in un cassetto della tua mente, per rileggere le mie parole quando ne sentirai di nuovo l'esigenza.

Ascolta la musica, ascoltane tanta, perchè per prima cosa devi amare la musica che balli, ne devi adorare il tessuto, la trama. Così come di un buon vino ne devi apprezzare per primo l'odore per gustarlo appieno, così "annusa" fin dalle prime note la musica che ballerai.
Il primo segreto è questo: possiedi la musica come una gran femmina, senza però esserne posseduto mentre danzi.

Girando per le sale, troverai bailadores tesi fino alla quasi-paralisi perchè preoccupati di sapere se stanno ballando sull' "Uno", sul "Due", in "Clave", sul "Break-On-Two" e così via. Ottengono così solamente di dimenticarsi completamente di dover ballare sulla canzone e sulla musica.
Mi è capitato di vedere coppie continuare imperterrite la loro figura per finirla mentre la musica era sparita: ballavano sul silenzio.

Ma esiste o no una cosa come la canzone, esiste o no la musica, fatta da un musicista? La maggior parte delle canzoni raccontano una storia: musicale e nel testo. Fatta di un inizio e di una fine, di una parte centrale, di picchi, di valli, di enfasi e stop, di strumenti solisti e di voci e di cori. Si balla su questa storia, per questa storia e per sè, se questa termina, termina la danza.

Perchè molti continuano a ignorare la bellezza della storia? A inquinare l'inizio tranquillo con una coreografia tarantolata, a ignorare il mambo scatenato dei musicisti per ballare la base stretti stretti?
Quando vedo questo (e lo vedo spesso) non posso che chiedermi: ma come fanno a dimenticarsi completamente di ciò che stanno ascoltando, estraniati alla musica stessa che ballano?

Come ora, in pista... guarda...
Quel tipo balla combinazioni su combinazioni, figure su figure, in modo talmente ovvio e ripetitivo, in un loop infinito. Ma non sente che ora c'è un calare? Ma cosa fa: un nodo con le braccia proprio ora che parte il montuno?
Per come balla basterebbe il metronomo, non farebbe alcuna differenza per lui, credimi amico mio. Non fa onore ai musicisti (grandi o piccoli) che hanno pensato, composto e suonato la canzone sulla quale si muove. Balla pur a tempo, per carità, ma non SULLA musica. Non diventare anche tu così.

Non c'è niente di più bello che danzare con il tuo partner, giocare con lei: tu uomo lei femmina, mentre entrambi interpretate la MUSICA e capite cosa succede all'interno di essa. Poi ogni coppia decide di ballare come vuole: sull'uno, sul due, in clave, purchè sia nel rispetto della canzone e del ritmo. ENTRAMBI, ricordalo.
Di migliaia di ballerini visti mi resta il ricordo di alcuni solamente, ed è per la loro interpretazione della canzone, per la loro espressività corporea o per il loro sorriso: non ricordo nulla del tempo sul quale ballavano, come credo succederà anche a te... vedrai.

Uomini che iniziano a ballare con la loro dama pensando di avere tra le braccia una Ferrari in pole position e appena parte la danza iniziano la loro folle corsa fatta di figure e di incroci di braccia, preoccupati della battuta di inizio, se il piede batte sulla conga giusta, se la clave è 3-2 o 2-3. Si dimenticano completamente la musica che ti fa piangere o gioire e la storia che comunque racconta. Dimenticano la donna che hanno di fronte della quale vedono solo mani da afferrare, piedi da far muovere.

Tu guidi nel ballo ma ricorda che lei interpreta la tua fantasia e devi rispettare questo suo omaggio a te.

Non "sentire" solamente: devi ascoltare la musica.
Ballare non è memorizzare dei passi, non è eseguire meramente dei movimenti aerobici, ma far diventare il tuo corpo uno strumento che "suona" anch'esso assieme alla band, che ne rispetta la composizione della canzone, il tempo, l'intento: è la TUA interpretazione.

Non far prevalere la ritmica, non farti dividere dalle tue ballerine se hanno maestri che insegnano che c'è chi balla sul 2 ed è diverso da te e non può ballare con te per questo. Inizia a ballare su che tempo vuoi, ne hai otto a disposizione: scegli tu e poi mantienilo.
Ma non limitarti ad esso, non è SOLO questo ballare.
Ballare è ballare su tutta la canzone, di cui il tempo è una componente, segui la melodia, il cantato, se possibile il testo, le pause.
Percorri quel territorio fatto di picchi, di vallate, di fiumi, di riposo e di corse sfrenate rispettandolo e godendotelo appieno senza pensare sempre al tempo che ti resta e a quale velocità vai.

Non ho, per ora, molto altro da dirti: spero con tutto il cuore che ti basti.


Fabio Bertotto (Sbandao)
www.sbandao.net

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Tizio CRISI DELLA SALSA
O DEI SALSERI?

di Tiziano

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Ormai non ci sono più dubbi, c'è qualcosa che non funziona come un tempo nell'ambiente latino. Il giocattolo "salsa" se non proprio "rotto", si è quantomeno "incrinato".
E non è solo il pessimismo di quanti denunciano la crisi sugli svariati forum di settore o la nostalgia dei "bei tempi" dei salseri della vecchia guardia e neppure il lamento degli addetti ai lavori che si devono confrontare con la maggior concorrenza, le troppe serate scarsamente frequentate ne sono la drammatica testimonianza: qualcosa che non va c'è.
Ai nastri di partenza di ogni inizio di stagione ci sono molte iniziative il più delle quali naufragano miseramente dopo poche e stentate serate. Proposte a volte interessanti ma che raramente incontrano un sufficiente favore di pubblico, a tutto vantaggio delle "solite" e collaudate serate.

Le analisi di questo fenomeno, fatte anche da persone estremamente qualificate, sono numerose ed anche assai ragionevoli, eppure spesso sono contraddittorie, a riprova di quanto questa "crisi" sia ben lungi dall'essere capita con certezza.

Una sera mentre ero a ballare in un locale come semplice cliente, con una amica anche lei "addetta ai lavori" ci confessavamo reciprocamente: "sai, ora non mi diverto più come una volta".
E mentre noi stavamo sul divanetto ad "aspettare la nostra musica preferita", osservavamo quanto invece le nuove leve si divertissero, incuranti della pista troppo affollata, ballando su qualsiasi musica passasse il dj. "É l'entusiasmo dell'inizio", mi disse lei, facendomi tornare alla memoria l'energia che anch'io mettevo durante quei primi magici momenti, quando non importava dove e con che musica, quando l'importante era ballare e stare in compagnia, quando, lo ammetto, anche "io" ero diverso!
Ed è da questa semplice ma illuminante affermazione che parte la mia riflessione.

C'è chi sostiene che la responsabilità sia parzialmente da attribuire alla scarsa professionalità di troppi addetti ai lavori, accusa che, pur denunciando una sostanziale verità, non mi sento di condividere pienamente.
Ai tempi del boom salsero si incontrava entusiasmo, energia, ma non certo professionalità!
Altro che oggi! Allora si che l'improvvisazione di maestri e dj's era la regola eppure questo non ha certo ostacolato lo sviluppo del fenomeno salsero. Anzi!
Addirittura mi viene persino da pensare che era proprio l'aria "ruspante" che si respirava a favorire l'approccio con coloro che si affacciavano all'ambiente latino.
Chi per la prima volta entrava in una sala "latina" facilmente si ritrovava in un ambiente multietnico, dove era normale che la frequentazione fosse anche fatta di latini, respirava un'atmosfera che sapeva di "caribe", vedeva la semplicità di balli come il merengue e la salsa dell'epoca ballati con facilità ed allegria. Oggi chi ci si avventura vede ballerini impegnati in acrobatiche evoluzioni, in caricias e pasitos complicatissimi, vede braccia intrecciarsi in intricate figure senza fine. Tutto molto bello, indubbiamente, ma non è che questo ha sull'osservatore un effetto scoraggiante? Non è che molti preferiscono, che ne so, il Country alla salsa perché lo trovano più semplice, più praticabile?
Inoltre, se si escludono maestri ed animatori "madrelingua" perfettamente conformati alle nuove tendenze, le comunità latine si sono allontanate da un ambiente che non li identifica più. Le serate da "latino-americane" che erano si sono via via trasformate in un prodotto "latino-italiano", musicalmente quasi monotematiche, la cui programmazione è composta in larga maggioranza da salsa ed un po' di bachata (anche queste spesso "italiane"), da un po' di reggaetón a fine serata mentre è scomparso il merengue e sono assenti la cumbia, il cha cha cha e gli altri ritmi del caribe.

Anche la patologica litigiosità tra le varie scuole non favorisce l'aggregazione. Se la serata è organizzata dalla scuola A è boicottata dalla scuola B, a tutto vantaggio delle poche organizzazioni "neutrali" che in questo clima trovano la condizione ideale per il successo delle proprie iniziative.
L'organizzazione "super partes" sembrerebbe risolvere il problema, ma purtroppo non è così. Anche in questi "contenitori" neutrali si riscontrano le stesse tensioni presenti tra le scuole. Sono spesso le stesse scuole a formare gruppi che non si fondono tra loro per la paura di perdere un allievo, insegnanti che criticano questo o quel maestro con affermazioni del tipo "il vero stile cubano è il mio" oppure "ma guarda come balla quello, ma come fa la gente ad andare a scuola da lui". Alcuni riescono persino a condizionare gli allievi affinchè non ballino con quelli di un'altra scuola se non addirittura a non farli andare a serate dove la scuola non sia protagonista.
Il tutto in barba allo spirito aggregante ed amichevole che dovrebbe caratterizzare la sala latina!
Sono finiti i tempi dove si cercava semplicemente "un posto dove si balla la salsa" con il solo scopo di divertirsi e stare in compagnia.
Oggi è fantascienza pensare che un maestro porti a ballare gli ignari allievi in un locale qualsiasi, se non è "ospite" adeguatamente compensato per la "fatica", se non fa una "stage" od uno "spettacolo" anche questi adeguatamente compensati.
Dove è finto lo spirito "latino"?

Ma comunque siamo sicuri che la ragione della crisi sia da ricercarsi esclusivamente nel cambiamento occorso all'ambiente salsero?
L'ambiente sicuramente è cambiato, ma insieme è anche cambiato il mondo.
L'avvento dell'euro e delle speculazioni che ne sono derivate hanno notevolmente impoverito le famiglie e di conseguenza le scelte purtroppo si sono rese necessarie. Le priorità economiche ovviamente non contemplano attività ludiche e non indispensabili come è il ballo.
A questo stato di difficoltà si aggiunge la crisi economica di questi anni che non ha precedenti nella storia recente. La fatica a trovare un posto di lavoro, le aziende in crisi, la cassa integrazione. Un generale clima di pessimismo che, come si può facilmente riscontrare, incide ugualmente su tutte le attività che riguardano il divertimento, non solo la salsa quindi.

Infine dai giorni dell'inizio un modo nuovo di fare amicizia e di intrattenere rapporti con gli altri è spaventosamente dilagato: internet.
Oggi ci si conosce in chat, si hanno amici su facebook, si discute nei forum. Un mondo virtuale che la sera incolla davanti ai computer milioni di persone che preferiscono parlarsi attraverso una tastiera ed uno schermo, che non escono per incontrare gli amici, che non si bevono qualcosa in un pub, che non fanno "due salti" in discoteca.
Poi c'è Sky... e dove non arriva il PC intervengono il divano e la TV.
In tanti, troppi, preferiscono la rassicurante realtà virtuale al "brivido" di emozione che corre quando, per esempio, devi trovare il coraggio per conoscere "quella ragazza carina che è seduta in quel tavolo là".
Non voglio fare una critica al nuovo modo di relazionarsi agli altri, semmai questo può essere oggetto di ben altre e profonde riflessioni, desidero solo prendere atto della nuova realtà che sta velocemente modificando le abitudini delle generazioni più giovani.

Siamo davanti ad un mondo nuovo.
Vecchi salseri, ci dobbiamo rassegnare! Le cose non torneranno mai più come erano.
Le generazioni che oggi "affollano" le piste sono molto diverse da quelle che hanno contribuito allo sviluppo del fenomeno salsero.
La società è cambiata, l'ambiente latino è cambiato, le abitudini sono cambiate, di conseguenza quello che oggi si presenta davanti agli occhi del neofita è un quadro enormemente diverso da quello che gli si presentava all'inizio degli anni '90. Inevitabilmente sarà "diversa" la persona che sceglie di iniziare l'avventura salsera, non migliore e non peggiore, semplicemente "diversa".

Nel bene e nel male, i "bei tempi" sono finiti, ed io aggiungo: "purtroppo"!

Tiziano, gennaio 2009

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Enzo Conte IL BALLO NON HA PADRONI

di Milton Saldanha

premessa di Enzo Conte

Articolo (Clicca sulla barra per leggere o chiudere)

Il bellissimo articolo che segue non è stato scritto da me ma da un giornalista brasiliano, Milton Saldanha, che scrive su una rivista carioca dedicata alla danza. L’ho letto e ne sono rimasto folgorato. Condivido in pieno le riflessioni di questo simpatico brasiliano. Riflessioni altamente pertinenti che ci dimostrano come persino in un paese profondamente istintivo e passionale come il Brasile non mancano le polemiche sul ballo e sulla sua ortodossia.

Enzo Conte
Enzo Conte

 

Il ballo non ha padroni

Anticamente, quando il maestro di ballo era raro e visto persino con esotica curiosità, le persone imparavano a ballare solo nelle sale da ballo o nelle feste private che ebbero il loro apogeo negli anni ‘60. Io faccio parte di quella generazione di ballerini. Nel passato l’apprendimento spontaneo si nutriva dell’osservazione dei ballerini più abili e creativi. Loro, quasi involontariamente, dettavano le coordinate, copiate poi da noi, loro ammiratori. Ma non c’erano ancora tutte queste seghe mentali di “giusto” e “sbagliato”, classificazioni imposte da alcuni supposti padroni della danza che tentano in tutti i modi di ingessare il ballo in dogmi assoluti.

Spetta all’allievo non abdicare alla sua personalità, essere intelligente e non farsi schiavizzare.
È importante a scuola avere rispetto del proprio maestro e fare tutto come richiesto. Non avrebbe senso stare lì e fare tutto in maniera diversa. Nelle sale da ballo invece bisogna essere coscienti dei nostri limiti e delle nostre possibilità, mettere in pratica solo ciò che ci piace e dimenticare ciò che non ci piace o che ci dà una sensazione di sconforto. Fare per fare, solo per dimostrare quello che si sa è una idiozia. Il punto focale non è nei passi o nelle figure, più o meno complicate, ma in quella percezione di piacere e di emozione che si esprime. Non ha senso essere altamente tecnico ma freddo.

Sono un convinto difensore delle accademie di ballo. Oltre ad essere utili sono convinto che sono indispensabili per coloro che desiderano imparare a ballare bene. Oltre tutto sono degli eccellenti laboratori di creatività. Ma dobbiamo metterci in testa che nessun maestro è padrone della danza o della verità. Nessuno è credenziato ad espletare la funzione di giudice supremo, assumendo posture da signore dell’ultima parola. Nessuno può affermare tassativamente “È così!”. Questo è autoritarismo e arroganza. Il corretto ed elegante sarebbe dire “Faccio e mi piace così, ma la scelta sarà sempre di ognuno!”
È questa una delle ragioni per cui sono contrario alle gare di ballo.

Il ruolo del maestro è quello di dare una base tecnica all’alunno. Indicargli le fondamenta per abbreviare il suo cammino. Dargli quei suggerimenti necessari alla sua crescita. Il resto dipende da ogni ballerino. Ogni ballerino deve ballare con la sua personalità e non tentare di essere lo specchio del maestro. Ogni persona possiede un suo linguaggio corporeo, persino ogni popolo ha le sue particolari attitudini e non bisogna mai tradirle, a costo di far arrabbiare i puristi.

Danzare significa andare oltre. Improvvisare, creare, sorprendere, sfidare le regole del senso comune. Superare i limiti. Se la danza fosse imparentata con gli stereotipi non sarebbe arte, perché l’arte è prima di tutto contravvenzione, rottura degli schemi o delle regole.
Alcuni sono convinti che la danza sia come il gioco del calcio: “Non si può fare questo, non si può fare quest’altro!”
A questo punto ci manca solo un arbitro in mezzo alla pista, col fischietto in bocca, pronto a sanzionare gli eventuali errori.

Nella danza l’unica cosa che non è permessa è stare fuori dalla musica. La danza è l’interpretazione corporale della musica. Chi balla come se fosse sordo, non sta interpretando nessuna cosa, sta solo esibendo passi o facendo della ginnastica. E chi non crea, chi non osa, per minimo che sia (senza cadere nell’altro estremo che talvolta rasenta il ridicolo) è quello che io chiamo il burocrate del ballo. Fa ogni cosa per benino ma senza un briciolo di inventiva.
Ogni tanto è giusto trasgredire, perché l’arte è trasgressione, altrimenti non sarebbe arte.
Non è stata proprio Isadora Duncan, la dea del palcoscenico, a rivoluzionare la danza moderna?
E la danza, anche come semplice divertimento, è sempre, in qualsiasi circostanza, una forma di espressione artistica.

Milton Saldanha

Tratto da: www.enzoconte.it

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Corinna EROS E BALLO

di Corinna Marchetto

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È assodato che nel ballo, i ruoli "uomo" - "donna" si ripresentano sotto forma di "mascolinità" e "femminilità", specie in quei balli di radice afro-caraibica, dove l'espressione corporea è da sempre riproduttiva di veri e propri dialoghi tra i partner, basati su una reciproca "fittizia seduzione".
Nel ballo infatti, l'uomo è colui "che decide", colui che "conduce", colui che dovrebbe "far ballare la propria dama" per esaltare le di lei bellezze; mentre la donna è colei che "segue", che "provoca", colei che "incoraggiando o negando", fa si che il cavaliere si impegni maggiormente nel proprio tentativo di seduzione, per soddisfare il proprio bisogno di conferme e il comune bisogno di "realizzarsi" in un teatrale momento di compartecipazione.

Nel ballo quindi, uomo e donna si incontrano per dar vita ad un dialogo tacito, anche se i ballerini non si conoscono affatto, perché la comune passione per una musica, pone entrambi sullo stesso piano, azzerando condizionamenti sociali (età, carriere, gusti modaioli ecc.) per esprimere se stessi solo attraverso un ritmo ed una melodia, i quali genereranno però diversi tipi di espressione del sè, a seconda della sfera emozionale che ritmo e melodia colpiranno: quella romantica, quella aggressiva, la passionale, quella giocosa e così via.
Il corpo quindi, grazie alla musica, diviene "strumento" di dialogo, che da "voce" a dei fianchi che si muovono sinuosamente rispettando una cadenza ritmica, a delle spalle che ruotano sfiziosamente, a delle mani che deliziosamente si appoggiano sul bacino, tutte espressioni corporee femminili che il comportamento derivante da un certo tipo di "educazione sociale", non azzarderebbe mai se non forse nell'intimità. Così come allo stesso modo, un uomo diventa "gentleman" nel condurre la dama con postura elegante, oppure "macho" nella rotazione del torace, o anche "passionale" se si muove armoniosamente ma con dinamicità.

Quello che si esprime quindi attraverso un ballo, non è proprio la nostra vera personalità, ma è piuttosto un insieme di tante piccole parti di noi e che scegliamo di tirar fuori solo in un determinato ambito, proprio perchè il nostro "ruolo" nel ballo, ci permette in qualche modo di "mentire", di affidare ad una musica la parte che decidiamo di "recitare", ma anche "la responsabilità" di ciò che esprimiamo, per poterci trincerare dietro ad un "ma io stavo solo ballando", nel caso uno dei due partner rimanga colpito dall'altro.
È però una "recitazione" forse più vera di tanti atteggiamenti che ci autoimponiamo nella quotidianità, a seconda del tipo di vita che si conduce e di quanto siano più o meno alti, l'autostima e la considerazione di sè e soprattutto, su quali fattori sono basati.

Del resto, al "ballo sociale" del secolo XVIIII, si conduceva in Società le figlie da marito, che venivano messe in "bella mostra", affinchè i pretendenti potessero ammirarle e, prenotando un ballo sul loro carnet, si potessero avvicinare e parlare con la prescelta. Non c'è quindi da stupirsi se ad oggi, la sala da ballo è un riproponimento più moderno dello "scopo" dei balli dell'800, che per una larga percentuale riunisce uomini e donne con il comune intento di fare conoscenza, utilizzando la passione che accomuna, come un "filtro" alla conoscenza reale.

Il contatto fisico che si esprime nella cosiddetta "posizione chiusa di ballo sociale", è un forte scoglio che grazie al ballo viene presto superato, avvantaggiando non poco la familiarità tra i due partner, che si esprimono fin dalle prime note, tenendosi mano nella mano. Ma la postura che si assume, già può rivelare alcune caratteristiche caratteriali, in quanto di per sè, il ballo rimane, se non sempre un'esibizione, quanto meno un'esternazione di come ci si pone nei confronti degli altri.
Ad esempio, una postura molto chiusa su di se, può significare insicurezza, timidezza, poca inclinazione all'apertura verso un esterno che non si conosce. Così come una postura più aperta ed eretta, può indicare un carattere più estroverso, più sicuro di se e più presente a se stesso, a prescindere dall'esito del ballo.

Ecco che già si delineano dei "connotati" che automaticamente predispongono emozionalmente un partner in un modo o in un altro, rendendo più difficile la condivisione del cosiddetto "feeling di coppia", oppure evidenziandolo ai massimi livelli.
Di conseguenza, anche le rispettive sessualità, fuoriusciranno nel ballo, a seconda di quanto un partner farà sentire l'altro a proprio agio, come del resto accade nella vita e nei rapporti di coppia. Ma questo, è solo un apparente inizio al dialogo ritmico/melodico, in quanto ciò che il nostro corpo esprime, non è tanto il sesso di appartenenza, ma la misura di quanto il singolo vive, conosce e apprezza del proprio "essere maschio" e del proprio "essere femmina".

Quindi, anche se i reciproci caratteri ben predispongono la coppia, la loro reciproca comunicazione, dipende in gran parte da quanto essi stessi per primi si permettono di esternare, solo con l'ausilio del proprio corpo, aiutati da una melodia che esalta l'essere toccando la sfera emozionale.
Ad esempio, una donna che odierà il suo bacino formoso, tenderà a muovere i fianchi il meno possibile, per paura di evidenziare all'altro ciò che essa considera essere un difetto. Così come un uomo che si considera goffo e troppo robusto, difficilmente si lascierà andare a movimenti del torace o delle spalle, per la medesima paura di sembrare ridicolo. E tutto ciò, perchè nonostante la passione per il ballo, si portano comunque nella pista, i condizionamenti esterni quotidiani, che ci hanno abituati a corpi perfetti, palestrati ed entro definite misure.

Mentre, quello che pochissime persone sanno, è che l'essere mascolini o l'essere femminili, è uno "status dell'Essere" e non sono considerazioni imputabili al nostro corpo, tant'è che innumerevoli donne, nonostante non siano fisicamente "perfette", sanno ben esaltare la propria femminilità, in quanto hanno raggiunto un proprio equilibrio mentale, più come "individuo" che come "uomo" o "donna".
E questi tipi di donne, diventano quasi sempre delle splendide ballerine, in quanto ciò che sanno esprimere, è una "armonia di movimento" che agli occhi di chi guarda, risulta sempre piacevole e che spesso porta a fare deduzioni positive sulla personalità di un individuo.

Non a caso sono tante le persone che, pur continuando ad amare il ballo, non vanno "oltre" determinati livelli, quando questi prevedono più concentrazione sul proprio corpo. Ed è abbastanza semplice individuare chi tra loro, possono divenire potenzialmente dei ballerini in grado di "gustarsi" il proprio ballo: sono coloro che non hanno alcuna difficoltà ad osservarsi allo specchio, primo strumento di auto correzione che viene insegnato.

Lo specchio non mente mai ma quando ci riflettiamo in esso, tutti ci guardiamo assumendo uno sguardo che ci rimandi il più possibile un parere positivo di noi stessi. Non a caso per gli uomini fare questo è molto più difficile che per le donne, in quanto essi usano lo specchio molto meno di quanto faccia una donna, abituata al trucco, alla cura della pelle, a quella dei capelli e così via. Ecco quindi che, se una donna non apprezza se stessa fisicamente, per dissociare il concetto di femminilità dal proprio corpo, dovrà sforzarsi di muoversi come le viene chiesto, davanti allo specchio senza staccare lo sguardo da esso. Lo stesso vale per l'uomo, compito che non eseguirà con particolare fatica se già possiede una buona considerazione di se.
Ecco che piano piano, la persona imparerà a "conoscere" se stessa, a capire il concetto di "armonia", a comprendere che se vuole far si che un movimento risulti spontaneo e naturale, lei per prima dovrà "credere" in qualsiasi movimento compie, proprio come se qualsiasi gesto, sia "meritato" perchè la femminilità o la mascolinità, sono presenti in ognuno di noi e repressi o esternati, nella misura in cui ci si apprezza.

E quando una coppia durante un ballo, non si chiude nelle inibizioni, nascerà una compartecipazione unica e mai uguale ad un'altra, in quanto ogni persona è unica.

La musica però, rimane il terzo elemento che completa la coppia, in quanto la sessualità dei partner, diviene intrigante e appassionante, se si amalgama a ciò che ritmo e melodia chiamano ad eseguire, altrimenti al contrario, ogni gesto diventerà "prefabbricato" e sterile, privo di anima ed emozione.
Del resto, la Musica, origina "emozioni" che danno vita a "sentimenti" che dei corpi tramuteranno in "danza" e quanto più questi sentimenti saranno veri (dolcezza, struggimento, romanticismo, erotismo...), tanto più ciò che si esternerà sarà ciò che intimamente siamo e che molto spesso non permettiamo di conoscere.

Corninna Marchetto
www.bailalatino.it

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Lady Vega CHE FINE A FATTO LO SPIRITO SALSERO?

di Lady Vega dj

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Sempre più spesso sento queste affermazioni in mailing list, discussioni, forum e blog on - line nonchè dalla gente che opera nel cosidetto ambiente latino.
Che lo spirito salsero non è più quello di una volta, che non ci si diverte più, che tutte le serate latine sono uguali e infine che la salsa è in crisi. Se ci sono questi quesiti sicuramente un motivo c'è.

A volte quando sento queste scoraggiate affermazioni mi viene da ridere e a volte da piangere perchè è ovvio che non è la salsa ad essere in crisi.
Anzi questa musica meravigliosa e ballabile ha raggiunto negli anni una popolarità internazionale notevole diventando un ballo di grande aggregazione a livello mondiale.
Ormai il genere salsa o musica caraibica ha raggiunto un livello tale che viene prodotta tantissima musica con vari stili e modalità a seconda del paese di provenienza. La produzione mondiale è talmente vasta che crea solo l'imbarazzo della scelta secondo i propri gusti.

Osservo il mondo salsero italiano fin dai primissimi tempi circa 21 anni fa ed è vero che da allora tante cose sono cambiate com'è naturale che sia. Un aspetto culturale viene "trapiantato" in un altro paese e subisce delle modifiche e trasformazioni a volte positive e spesso negative.
All'inzio queste musiche evocavano circostanze e ambienti sensuali ed esotici nell'immaginario collettivo creando la curiosità che ha fatto avvicinare tante persone a questi ritmi.

La musica, il ballo e gli stili si sono sicuramente evoluti ma a quale prezzo?
In questa ricerca frenetica di forme si sono persi strada facendo alcuni contenuti fondamentali.
Facciamo un esempio: se vi è capitato di andare ai caraibi, Cuba o Republica Dominicana vi sarete sicuramente trovati a ballare rumba, son, cumbia, salsa, reggaeton, merengue o bachata tranquillamente e magari vi siete anche molto divertiti in queste circostanze in compagnia dei vostri amici e con le persone del posto.
Ma se vi trovate in una serata latina in Italia e mettono una musica "diversa" dal vostro stile e quello della vostra scuola "fuggite" perchè voi non ballate quelle "cose li" . Perchè là si e qui no? Perchè là vi divertivate e qui non ci riuscite più? Credetemi non è solo perchè eravate in vacanza... É il modo come lo vivevate dentro di voi che è diverso. Si chiama divertimento spensierato e naturalezza.

Dunque non è la salsa ad essere in crisi ma una gran parte dei salseri che non trovano più quello che cercavano in questi ambienti.
Bisogna tenere conto che i percorsi qui sono diversi da quelli dei paesi di origine. Là si impara a ballare in maniera molto naturale, spontanea e semplice qui invece quasi esclusivamente attraverso le scuole di ballo e i loro maestri.
Queste modalità di approccio sono normali visto che ci troviamo in Europa e non nei Caraibi.
Dunque la maggioranza del pubblico che frequenta le serate latine viene dalle scuole e dal loro atteggiamento si capisce subito se hanno avuto buoni maestri oppure no, e non sto parlando di tecnica o stile di ballo.

In questo contesto fuori patria IL MAESTRO è una figura fondamentale e ahimè ce ne sono pochi veramente bravi e ancora una volta non sto parlando ne di stili ne di tecniche di ballo. Parlo di rapporti umani, di amicizia, di passione vera, di semplice educazione e coerenza, di rispetto per la cultura che dicono amare tanto ma che conoscono così superficialmente. L'arroganza di certi operatori ci lascia a bocca aperta quando vediamo come disprezzano ed escludono tutto ciò che non riguarda il loro "stile".

Le monoculture hanno sempre impoverito i terreni e tutte le divisioni che ci sono nel mondo salsero sicuramente non lo arricchiscono. Se andiamo in discoteca spesso troviamo "Sala Cuba", "Sala Puerto Rico" e addirittura "Bachateria" perchè i salseri o i timberos potrebbero seccarsi se si mettono più di 2 bachate.
In queste sale isolate ci si diverte sempre meno... Si vede dai pochi sorrisi e dall'atteggiamento sempre un po' insoddisfatto dei ballerini. Mancano integrazione e scambio.
Tutti ballano solo con quelli che conoscono, con i loro compagni di scuola o con i loro amici.
Spesso la discoteca è divisa a seconda dei settori occupati da questa o da quella scuola. Tante donne che fanno tappezzeria e uomini soli a bordo pista con le loro facce un po' frustrate.

Un'altra cosa che secondo me non è positiva è l'atteggiamento in discoteca che in molti casi è diventata una specie di palestra dove si va a fare fitness, si beve solo acqua e ci si confronta solo con gli sguardi altrui.
In tutto questo non c'è ne sensualità ne scambio umano.
Questo modo narcisistico e un po' compresso ha portato piano piano a un NON divertimento e ha creato la crisi della quale si parla tanto.

Naturalmente ci sono bravi maestri, "le isole felici" e le realtà più armoniose, ma tutto questo è fatto da persone che hanno lo spirito giusto, insegnano a ballare ma anche a divertirsi, conoscono la musica e non solo il ballo, rispettano se stessi e gli altri, amano davvero ciò che fanno e non lo strumentalizzano.

Dunque amici il mio non vuole essere un atto d'accusa verso nessuno, piuttosto un richiamo sincero a considerare e valutare il nostro lavoro e a porci dei quesiti e soluzioni che possano migliorare il nostro operato e il mondo salsero in Italia.

Alejandra Vega-Lady Vega dj
avega@libero.it
www.ladyvega.com
www.myspace.com/ladyvegafansclub

Tratto da Latino! Magazine n 24.
Per gentile concessione di Planetrecords

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Tizio L'INTERPRETAZIONE

di Tiziano

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Riferendosi al ballo si fa spesso uso della parola "interpretazione", ma cosa significa realmente?
Possiamo "interpretare" singolarmente o per farlo è necessario un particolare feeling di coppia?
Serve un ampio bagaglio tecnico oppure è sufficiente lasciarsi andare alla musica ed alle proprie emozioni?
Quanto influiscono le nostre conoscenze musicali e la nostra cultura in materia?

In primo luogo diciamo subito che una risposta universale non può esistere in quanto nella parola stessa “interpretare” è insito un concetto personale direttamente proporzionale al proprio “essere” e “sentire”. Premesso questo occorre altresì notare che è frequente vedere ballerini dimenarsi nervosamente o stringersi voluttuosamente in virtù dell'intensità del brano che sta passando ma che limitano a questi atteggiamenti il concetto di interpretazione.

Se all'interno del concetto “interpretazione” intendiamo contenere anche la capacità di rispondere agli stimoli musicali facciamo un ragionamento cercando, nel limite del possibile, di separare gli “ingredienti” necessari che ci consentono di farlo.

Il primo ingrediente é l'emozione.
Ciascuno di noi ha una diversa e personale maniera di percepire e provare sentimenti o emozioni ed è importante notare quanto queste siano fortemente influenzate da ciò che ci circonda, cominciando proprio dallo stesso ambiente nel quale ci troviamo.
Quindi il luogo, l'arredamento, le luci, l'affollamento, il volume, sono tutti elementi che influenzano il nostro sentire.
Poi la musica, vero e proprio dispenser di sensazioni, magari suscitate anche dagli eventuali ricordi che questa evoca.
Ovviamente la persona con la quale balliamo, il grado di intesa e di complicità che riusciamo ad instaurare, la “chimica” che ne deriva.
Infine lo stato d'animo con il quale approcciamo alla serata, conseguenza diretta della giornata appena trascorsa, dei suoi stress e dei suoi conflitti.

Il secondo ingrediente è la propria personalità.
Ciascuno di noi è un po' figlio del proprio tempo e della cultura che ne deriva, inoltre deve fare forzatamente i conti con il proprio carattere.
Per esempio le persone chiuse o quelle molto timide saranno certamente meno predisposte a lasciarsi andare rispetto a quelle estroverse per cui un semplice movimento di bacino può rappresentare un grosso problema per qualcuno, per qualcun altro è un modo per farsi notare e guadagnarsi l'attenzione della gente, mentre per altri ancora è una semplice e naturale risposta del proprio corpo agli stimoli della musica.
La fisicità e l'età sono elementi non secondari che influenzano sia “fisicamente” che “psicologicamente” la capacità di movimento di ciascuno di noi. Se pur con le dovute eccezioni ed i dovuti distinguo è assai probabile che una persona in sovrapeso reagirà in modo diverso rispetto ad una magra, così come un “over 50” avrà un atteggiamento differente da un “under 30”.
Ecco quindi entrare in gioco alcune componenti che sono direttamente connesse a personalità, cultura, carattere, fisicità, età, professione, elementi che a volte sono un pesante fardello dal quale è quasi impossibile liberarsi e che spesso influenzano se non addirittura inibiscono la libertà espressiva.

Il terzo ingrediente è il bagaglio tecnico.
Così come uno scrittore non può prescindere da una perfetta conoscenza della grammatica ed un pittore per esprimere la propria arte non può fare a meno di padroneggiare la tecnica pittorica, alla stessa maniera un ballerino che desideri trasmettere emozioni non può esimersi dal possedere un sufficente bagaglio tecnico.
Pasitos, tecnica di giro, gestualità e pulizia del movimento, senso del ritmo e, perché no, anche una buona dose di "figure" sono l'indispensabile mezzo attraverso il quale comunicare, "moneta" necessaria ma per essere spesa al momento opportuno e non utilizzata in modo spropositato o casuale se non addirittura improprio.

Il quarto ingrediente è la cultura.
Nel testo della canzone vi è molto spesso il primo e più importante segnale, un vero fiume di sentimenti, di idee e di pensieri per cui la conoscenza dello spagnolo consentirebbe al ballerino di far proprio l'argomento cantato e lo aiuterebbe ad individuare i momenti più opportuni per aprire o chiudere la coppia, per il movimento o per la figura e via dicendo.
Conoscere la musica non è indispensabile ma almeno una infarinatura su come è generalmente strutturato un brano di salsa può diventare fondamentale per prevenirne gli accenti ed appoggiare su questi il proprio movimento, gli stop e le ripartenze.
Infine conoscere la cultura musicale latina per riconoscere le influenze musicali dominanti all'interno del brano di salsa ballato. Dentro la canzone è facilmente possibile trovare tracce di Guaguancó, Son, Bomba, Cumbia, Afro, Reggaetón e tanto altro per cui credo che il saperle individuare consente al ballerino una più corretta interpretazione per evitare, per esempio, di protrarsi in movimenti "afro" appena imparati a scuola, quando nel brano non ve ne è traccia.

Conclusione.
Lavorare su se stessi per vincere le eventuali inibizioni, impegnarsi per formare un sufficiente bagaglio tecnico e culturale, mixare perfettamente gli ingredienti aggiungendo abbondante dose di anima e cuore e servire ben caldo.

Tiziano

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Marilu IL BALLO,
BENESSERE A PORTATA DI MANO

di Marilu

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"La salsa ammalia e intriga anche chi non sa ballare coinvolgendolo con i suoi ritmi che toccano e pulsano assieme ad ogni cuore".

Così mi diceva un amico, riportandomi al mio esordio, quando pochi passi erano già un dilemma.
La fascinazione mi prese subito e ancora, dopo anni, mi è compagna quando inizio il rito del vestirmi per il ballo ed esco.

Allora ero molto più introversa, non conoscevo l'allegria liberissima del camminare con la musica, usavo colori sobri e non sospettavo che i gialli, i rossi e gli aranci mi sarebbero stati quotidiani: il mare era per l'estate e mai vi avrei nuotato in inverno. Anche il mio corpo è cambiato, si è tonificato dolcemente e le contratture si sono sciolte, stemperate nella musica e nel ballo, fino a scomparire.
Benessere a portata di mano, da acchiappare al volo!

Ora lo racconto, ma non è stato facile capire, mediare tra quello che, intuivo, mi attirava ed i modelli che mi venivano proposti, talvolta imposti, come inevitabili.
Ad un anno dalla prima lezione il ballo continuava ad essermi ostile, un continuo esame e trasportavo figure avanti e indietro dalla scuola alla pista, come un fardello, con poca convinzione e meno senso.
Ero prossima ad abbandonare del tutto. Lasciai i corsi.

L' impatto con l'ambiente dei nativi latino-americani fu la svolta casuale.
Il ballo era per loro un mezzo per incontrare conoscenti, amici del cuore, anime gemelle di una sera o per la vita. Passi e sorrisi a ritmo. Tutto si mescolava in una ricetta di salsa gustosa per "guarachar", come dice qualche canzone, ballare, divertirsi, complice una pista o seduti a chiacchierare godendo della musica.
Mi pareva tutto nuovo, non c'erano coreografie e figure a salvarmi e solo per necessità emerse quell'alfabeto essenziale del ballo che, scomposto e ricomposto, diventava dialogo e colore.
I piedi andavano da soli, bastavano qualche nota e un ballerino che mi prendesse per mano e non pensavo più a nulla: libertà della mente, sfinimento spesso. Ballavamo per ore e ancora avremmo continuato.

Tornai a frequentare le piste più convenzionali dopo un anno, quella era stata chiusa, ma le migliaia di passi trascinati da musica e divertimento erano la prova che la fascinazione iniziale non era stato un inganno.
Quello che avevo trovato in quelle notti lo avrei portato con me, sempre. Era il bagaglio che cercavo per il mio viaggio, senza distinzione tra nazionalità e appartenenza, era lo spirito del ballo, universale.

Mi pare di sentire l'obiezione: "i latino-americani hanno il ballo nel sangue".
No.
La musica magari, ne ascoltano continuamente, ma molti ballano appena.
No, non è quello a fare la differenza ma, appunto, lo spirito, il contesto nel quale ti muovi: "attività sociale" deve pure significare qualcosa!
Le nostre realtà accomunano bisogni e spesso ti avvicini al ballo perché qualche caso della vita ti spinge a rompere il guscio e uscire, cambiare e cambiarti, vincere inibizioni e timidezze, rimetterti in gioco.

Immaginiamoci bambini, vogliosi di alzarci, muovere i primi passi, camminare, giocare, correre: col ballo possiamo fare un percorso a ritroso e riscoprire emotivamente il gusto del gioco, la consapevolezza di gambe che ci condurranno dove vogliamo, come esploratori a tempo di musica in una passione che cresce.
É questo che raddrizza spalle un po' curve, scioglie muscoli, spiana fronti, allarga labbra in sorrisi.

E allora, penso io:

... la scuola "deve" insegnarci a giocare, un passo alla volta, finchè non siamo sicuri sulle nostre gambe, liberamente, dalla passeggiata al funambolismo ballato, che ciascuno si esprima come più lo diverte. Se non fa questo, se non ci regala autonomia mentale e di movimento non è maestra, ma dispensatrice di schemi inutili e omologazione tanto arbitraria quanto priva di stimoli...

... la pista non è una torta da dividersi ma il dolce da gustare, ricetta che cambia ingredienti, sapore da esplorare, leccandosi le dita...

... la pista non è olimpionica! Non siamo in gara, non dobbiamo raggiungere traguardi che non siano il nostro benessere...

e poi:

... non esiste passo inconfutabile, vuelta irrinunciabile, geometria indiscutibile.

Il ballo è uno spazio mentale aperto, da inventare.
Apro le braccia e mi metto in ascolto.

Marilu
videmit@yahoo.it

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Sam Rabou LA SELEZIONE NEI CORSI DI SALSA

di Sam Rabou

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Purtroppo per tanti luoghi comuni, molta ignoranza, maestri improvvisati ecc. i corsi di salsa sono spesso e volentieri un calderone di persone con svariati livelli di motivazione, preparazione tecnica, culturale e musicale, questo crea un disservizio, (per ovvi motivi), sia all’insegnante che si trova in difficoltà nell’impostare un livello al corso sia agli allievi che non si ritrovano un corso adatto alla loro preparazione.
Se aggiungiamo che da studi fatti risulta che il 90% delle persone si iscrive a una scuola di ballo per svariati motivi di carattere sociale: va di moda il ballo, non piace la palestra, si ha molta più aggregazione, convinto da un amico ecc. ecco che emerge uno dei motivi per cui il corso diventa un momento di “studio-svago” e non si prende sul serio uno studio più approfondito.

Uno dei luoghi comuni è: ma nei paesi d’origine non si va a scuola, si balla così come viene senza tante menate di tempo, gestualità ecc.
Verissimo, (per la massa non per i professionisti) ma quale europeo riesce a ballare e avere le movenze di un Cubano o Portoricano?
Quasi nessuno, chi ci riesce ci arriva dopo tanto studio perché la salsa non è solo un ballo di figure in coppia come lo concepisce l’Europeo ma l’insieme (lo dice la parola stessa “salsa”) di tanti generi musicali, tante culture, tanti tipi di ballo e specialmente un sentire, un identificarsi che si percepisce nel momento che sei un latino vero o nel cuore.

Anni fa ho coltivato la nomina di essere molto severo come maestro, uno dei motivi era perché selezionavo e indirizzavo le persone nei corsi in base al proprio livello di ballo, questo perché spesso arrivavano “ballerini” che avevano già fatto altri corsi in altre scuole e qualche anno di pratica nelle piste e si sentivano già avanzati mentre nella realtà a volte per me erano appena principianti.
Poi il tempo, il fatto che è diventato il mio lavoro e che ho aperto una struttura “importante” mi hanno fatto diventare più elastico e un po’ più commerciale, ho dovuto trovare un equilibrio tra professionalità che comporta a mio parere anche un po’ di rigidità e l’aspetto ludico ricreativo come è giusto che sia.

Ho fatto questa sintetica (i temi trattati qui sopra sarebbero da sviluppare) introduzione per dire che sento la necessità almeno nei miei corsi di salsa preavanzati e avanzati di tornare a selezionare in modo più “rigido” le persone nei corsi, questo per dare la possibilità a quei (purtroppo sempre pochi) allievi che hanno veramente voglia di sapere, di crescere studiando anche la cultura, la musica, l’interpretazione, lo stile ecc. a discapito delle a mio parere scontatissime, inutili figure e in particolar modo anche per sentirmi bene con me stesso, perché io è questo che vorrei dal mio maestro.

Spero di essere stato chiaro e di non aver offeso nessuno, ho toccato in modo molto veloce vari punti delicati, complessi e articolati del mondo caraibico ma d’altronde sono uno scrittore improvvisato e già per scrivere questo articolo ci ho messo una marea di tempo.

Un abbraccio

Sam Rabou
www.arcadiadanza.it

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Enzo Conte LA PREDISPOSIZIONE ALL'APPRENDIMENTO

di Enzo Conte

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La "predisposizione all'apprendimento" degli allievi è estremamente diversa perché è spesso figlia del proprio carattere.
Se tutti ci "accontentassimo" di quello che sappiamo fare in realtà nessuno andrebbe a scuola, perché una volta imparato il tempo, il basico e qualche figura, il gioco sarebbe fatto.
D'altra parte è quello che in realtà succede nella maggioranza dei paesi latino-americani, dove la stragrande maggioranza continua a ballare in maniera estremamente semplice proprio perché non va a scuola, né tanto meno sente l'esigenza di diventare in futuro un novello Fred Astaire.

In Italia il discorso è molto diverso: non si apprende a ballare nell'ambito familiare, proprio perché la salsa non fa parte della nostra cultura, fa parte semmai del nostro immaginifico. La troviamo una cosa eccitante, divertente, stimolante e una volta subito il fascino (talvolta perverso), vorremmo ottenere attraverso di lei dei risultati che non sempre arrivano se non sorretti dal necessario talento e da un reale impegno.
Così andiamo a scuola nella speranza di risolvere con una bacchetta magica i nostri problemi.

Ora deve essere chiaro a tutti che la salsa è un ballo facile se uno si limita a fare poche cose. Se invece il vostro obbiettivo è quello di ballare bene, sviluppando un adeguato linguaggio corporeo, allora il discorso cambia.
La stessa salsa portoricana non è in realtà così difficile o complicata ma, come tutte le cose, ha bisogno di tempo, dedizione, costanza, soprattutto ha bisogno di molta pazienza.

Questo per dire che non si diventa bravi in un anno o al massimo due, ma che per eccellere in qualcosa bisogna dedicarsi anima e corpo. Solo con il tempo arriveranno risultati eclatanti.
Altrimenti facciamo la fine di quel tizio che una volta, vedendomi ballare in un locale di salsa, mi si avvicinò e mi chiese: "Ma quanti mesi ci vogliono per ballare come te?"

Ecco, l'errore più grande sarebbe cadere nella solita mentalità consumistica che ci ha inculcato la nostra società:
"Mi piace ballare? Voglio diventare bravo? Bene, è sufficiente che mi scelga il miglior maestro sulla piazza e sicuramente diverrò bravissimo!!!"
Purtroppo non è così!
La felicità non si compra, l'amore non si compra e nemmeno la bravura si compra. Quella ce la devi mettere tu. Un maestro può aiutarti a tirarla fuori ma non te la può dare se non ce l'hai.

Allora dobbiamo renderci conto che "se vogliamo veramente una cosa" dobbiamo " sudarcela, senza arrenderci davanti alle prime difficoltà".
Difficoltà che poi siamo noi stessi i primi a cercarci, proprio perché siamo spesso attratti dalle cose difficili piuttosto che da quelle semplici.

Per cui nell'affrontare un corso di salsa dobbiamo essere sinceri con noi stessi, capire quali sono i nostri fini, i nostri obbiettivi.
"Non è assolutamente sbagliato accontentarsi dei propri piccoli progressi", ma se abbiamo una reale voglia di imparare allora è necessario impegnarsi sul serio:
1) Frequentando con costanza le lezioni
2) Ripassando a casa
3) Lavorando giornalmente sul proprio corpo
4) Mantenendosi in forma andando ogni tanto a correre
5) Facendo lezioni private (qualora ce ne fosse bisogno)
6) Migliorando la propria percezione ritmica
7) Andando a ballare almeno due-tre volte la settimana (ballando magari un po' di tutto con tutti)
8) Partecipando a stage di aggiornamento
9) Ascoltando tanta buona musica
10) Sforzandosi di capire la cultura ma anche la spiritualità che c'è dietro la salsa

magari anche viaggiando...

Il tutto senza avere fretta.
Il "tutto e subito" non esiste, nella salsa come in tutte le cose.
Certo a molti piace andare in discesa e quando arriva la salita mollano, ma anche questo è un atteggiamento perdente perché poi alla fine noi tutti sappiamo che la vita non è una passeggiata.
È una scalata irta di difficoltà.
Ma quando arrivi alla meta: che soddisfazione!!!!

Enzo Conte
www.enzoconte.it

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